Indumento

in-du-mén-to

Capo di vestiario

voce dotta, dal latino tardo indumentum 'vestito, involucro', derivato del verbo indùere 'indossare, avvolgere', ipoteticamente composto del verbo non attestato uere 'mettere'.

L'ampiezza di questa parola comprende l'intera galassia dei capi di vestiario. E lo fa da un registro piuttosto sostenuto, che l'ha sempre caratterizzata.

Si tratta infatti di una voce dotta, cioè recuperata dal latino durante la strutturazione della lingua italiana (in questo caso siamo nella prima metà del Cinquecento). Per lunghi secoli è rimasta appannaggio di un parlare elevato - e l'uso più consueto che se ne faceva fino all'Ottocento era riferito ad abiti e paramenti sacri, sacerdotali. Curioso, perché oggi questo termine rugge da ogni rivista, ed è difficile immaginare qualcosa di più mondano.

Ma proprio per la sua neutra altezza si presta (ove sia opportuno) a considerare il capo di vestiario in maniera spassionata, quasi analitica, e naturalmente dignitosa: il comune organizza una raccolta di indumenti per i bisognosi, il tal mercato è particolarmente noto per l'offerta di indumenti usati, il serio giornalista scrive un articolo su un certo indumento che è emerso nella moda.

Parola pubblicata il 06 Aprile 2017

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