Molestare

mo-le-stà-re (io mo-lè-sto)

Infastidire, importunare; fare oggetto di attenzioni sessuali indesiderate; interrompere, impedire il proseguimento di un'azione

voce dotta recuperata dal latino molestare, che è da molestus, derivato di mole 'peso, fardello, fatica'.

Questo verbo ha avuto nella nostra lingua una fortuna interessante e lunga, fin dal Duecento. Non solo descrive un infastidire di grado intenso (per quanto non parossistico) e sostenuto da una volontà determinata, e non solo abbraccia un ventaglio molto ampio di modi d'essere importuni, ma lo fa con un registro mediamente sostenuto, con una sfumatura discreta, adatta a ogni contesto — qualità non scontata per un verbo che parla di scocciature.

Questa versatilità però non scade né nella vaghezza né nella debolezza grazie alla profonda coerenza che c'è fra i significati del molestare. Infatti racconta una congerie variegatissima di cause col medesimo effetto: la pressione, e il peso interiore. Etimologicamente, l'imposizione di una mole che opprime — e il fatto che il molestare scaturisca dalla mole è sorprendente e rivelatore. La molestia, più che ferire, stanca.

Ci molestano i rumori dei vicini evidentemente appassionati di scaffalature che usano il trapano notte e giorno, o gli odori di quando fanno la scelta da gourmet di accendere il barbecue col kerosene; molestano i colleghi che fanno passare insistenti invadenze e oltraggi per scherzi osé, o per maschie cortesie, e che proseguono con messaggi privati irripetibili; e a cena l'amico medico è continuamente molestato da richieste di consulti gratuiti mascherati da ipotesi astratte.

Il molestare è quindi uno schiacciare pressante, un costringere sotto a un peso: può essere malignamente volontario e precisamente diretto a questo fine, ma anche essere un frutto sconsiderato, spesso mosso da ottusità e noncuranza villana. E ha anche una lettura speciale nel senso di un agire che interrompe, che impedisce il proseguimento normale di un'attività — zanzare accanite molestano il mio sonno, la musica troppo alta molesta la conversazione.

È un concetto cardinale perché arriva a segnare il limite superiore della noia, della scocciatura, dello sgradevole: un violare che già si affaccia sul campo della violenza, della minaccia. Per quanto si adatti anche a manifestazioni più innocue e a esagerazioni ironiche.

Parola pubblicata il 01 Ottobre 2019

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