Pace

pà-ce

Significato Assenza di lotte; concordia; tranquillità interiore

Etimologia dal latino pax, ‘pace’, ma originariamente ‘cosa fissata’ derivato di una radice indoeuropea *pak-/*pag- coi significati di ‘conficcare, piantare, fissare’.

  • «Facciamo pace?»

Patti chiari, amicizia lunga — sintetizzando la riflessione etimologica, ecco la pace. Ma in effetti è uno di quei casi (più rari di quanto vorremmo) in cui l’etimologia è in grado di schierare molto, riguardo alla dimensione dei significati di una parola.

È una parola centrale, pace, che appartiene a una famiglia molto variegata — dal ‘palo’ al ‘patto’, dalla ‘pagina’ al ‘paese’. È la famiglia del pàngere, il conficcare.

Il paese è un derivato di pagus, il villaggio (da cui il ‘pagano’), di cui sono fissati i termini, i confini. Il palo non è solo un grosso bastone, non è una trave: il suo scopo è essere conficcato. (A dirla tutta, stessa storia per la pala.). La pagina è, meravigliosamente, il pergolato di vite piantato a terra nel campo. Il patto risulta dalla la pace — pactus deriva da pax.

Il latino pax viene dalla stessa pianta del pàngere col senso di ‘cosa fissata’, significato che per noi è più vicino al patto, un accordo fissato fra più parti.
Dopotutto la pace la troviamo anche presso la pozza d’acqua cristallina nella radura; in un silenzio in cui non cerchiamo e non siamo cercati; nel lasciare andare, alla fine e misteriosamente, un peso che ci portavamo in cuore. Non roba pattizia, si direbbe, anzi non di rado ha un respiro unilaterale.

La pace non è quiete — o meglio, non solo. È assenza di conflitto, di agitazione; è concordia fuori e tranquillità dentro. Ha una dimensione profonda e capillare e schietta, esiste male in apparenza. La saggezza antica che ha messo a punto, accordato questo concetto — una saggezza con idee molto chiare sulla pace e più che capace alla guerra — è che la pace (calma, benevolenza, concordia) si batte come una pietra di confine.

Questo può essere più evidente nello spazio esterno e sociale della pace: i motivi di conflitto si profilano continuamente, ma (in teoria) li esprimiamo in maniera ammessa e non andiamo in giro mulinando pietroni, nella misura in cui sono fissati diritti e limiti. Meno evidente che sia anche una dinamica interiore. Che presso quello specchio d’acqua gorgogliante (in realtà ben prima) abbiamo battuto un confine nella nostra mente, che sia stato negoziato un silenzio, che sia stato segretamente concordato il modo in cui quello zaino di sassi sarebbe stato poggiato, scordato lì e mai più ritrovato.

Certo ogni confine è appunto con-, e custodisce un ineliminabile confronto, impone una rinegoziazione ricorrente. In altri termini, la pace non è fissata una volta per tutte: di pace eterna ne conosciamo una sola. Ma se questa pace, questa concordia, questo cielo sereno dei rapporti umani interni ed esterni ci piace, la parola stessa ci indica che si può solo passare da patti chiari. L’amicizia lunga, poi, è con la vita tutta.

Parola pubblicata il 01 Gennaio 2026 • di Giorgio Moretti