Pandemio

pan-dè-mio

Pubblico, comune; epiteto di Eros e di Afrodite, in quanto divinità del sesso; nell'espressione Venere pandemia, prostituta

dal greco pandémios, composto da pan tutto e demos popolo.

Una parola straordinaria, che a partire da un significato gigantesco prende un esito inaspettato. I caratteri del pubblico e del comune sono sempre pianamente ricondotti alla sfera politica, mentre nel pandemio - che etimologicamente è ciò che appartiene a tutti - si spalancano in quella erotica.

Pandemio e pandèmia erano, nell'antica Grecia, gli epiteti di Eros e di Afrodite, in quanto divinità dell'appetito e dell'amore sessuale; e nelle alte sfere della letteratura sono rimaste espressioni quali "Venere pandemia" come eufemismo per prostituta, o "casa pandemia" per bordello.

Ora, una parola che indichi il pubblico e il comune in una sfera del genere è eccezionalmente utile - nonostante i normali ostacoli del pudore. Permette di parlare del desidero pandemio che la splendida ragazza suscita nella scuola, della pandèmia volontà di liberare i costumi sessuali, della pandemia ostentazione di sé che fanno certe persone. Una parola alta e intelligente, fondamentale per sostenere osservazioni che scavalcano il bigotto ma scivolano spesso nella volgarità.

Ma che legame c'è fra il pandèmio e le pandemìe di cui parlano spesso i giornali? La pandemìa è un'epidemia pervasiva, una malattia che si diffonde su amplissima scala, magari globale; e perfino in questo senso è... una cosa di tutti.

(Comunque, questa parola non ha niente a che vedere con pandemonio, a dispetto della somiglianza).

Parola pubblicata il 05 Novembre 2014

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