Psicodramma

psi-co-dràm-ma

Significato Recita improvvisata di un vissuto personale, sotto la direzione di un terapeuta; situazione collettiva esasperata e conflittuale

Etimologia composto di psico-, che — dal greco psycho-, che viene dal tema di psyché ‘anima’ — indica una relazione con la psicologia, e dramma, dal greco drâma ‘azione’.

  • «La riunione di condominio è stata il solito psicodramma.»

Se fosse semplicemente un dramma, allora sarebbe drammatico. Invece lo psicodramma non è drammatico, è farsesco, esagerato. Perché? La questione è rilevante: ‘psicodramma’ è una parola visceralmente amata dal gergo dei giornali e della politica — che la deforma non poco, e in maniera piuttosto grottesca.

Lo psicodramma nasce con un profilo tecnico: l’idea è dello psichiatra Jacob Levi Moreno, che conia il termine negli anni venti del Novecento — cent’anni fa. È una psicoterapia, che consiste nella drammatizzazione teatrale spontanea di un vissuto personale, in gruppo. L’effetto è catartico — ma comunque dobbiamo tener conto che si tratta di un’intuizione che ha avuto un grande successo internazionale e ha vissuto molte epoche e attraversato diversi paradigmi, quindi ha una grande varietà di declinazioni specifiche.
Lo sappiamo: i termini della psicologia hanno sorti particolarmente meschine, quando passano nel discorso comune. Suggestivi come sono, e parlando dell’umano, tendono a farsi spiccioli. Pensiamo a quel che diventano la paranoia, la depressione, il narcisismo… e lo psicodramma non ha una sorte molto migliore.

Da genere di psicoterapia, lo psicodramma viene registrato dalla lessicografia in un senso estensivo, come rappresentazione drammatica incentrata sui conflitti psicologici — diciamo pure un ‘dramma psicologico’. Ma finisce per prendere una piega diversa: lo psicodramma non è più tanto la rappresentazione, diventa la situazione, che specie coinvolge più persone, in cui forti conflitti interiori emergono in maniera enfatica, teatrale. Lo psicodramma diventa la sceneggiata, la farsa — interazione teatrale fuor di teatro.

Non ha i tratti immediatamente svilenti di queste altre parole, lo psicodramma. Se parlo della sceneggiata fra due candidati, ecco una gran falsità plateale, caricata e incontinente; se parlo della farsa di un confronto in televisione, ecco che questo si fa grottesco e artificioso.
Lo psicodramma ha un po’ le ambizioni figurate del melodramma — ma senza musica, e senza insistere sul patetico. Vorrebbe avere il grande cabotaggio del teatro psicologico, e vorrebbe allo stesso tempo smarcarsi dal lato doloroso del dramma: conserva il dramma come tensione teatrale, e lo ‘psico-’ ce lo mette su un piano di conflitto esasperato, magari difficile da decifrare, contesto di emozioni confliggenti — vicino al momento di follia. Un esito molto serio, che però finisce spesso nel ridicolo, nello sminuente. Quando leggiamo di come la riunione di partito abbia virato verso lo psicodramma, quando sentiamo parlare degli psicodrammi di una classe di quindicenni, o diciamo di seguire lo psicodramma che porta alla conclusione dell’accordo, non s’intende tenere in considerazione seria il momento di tensione e conflitto.
Usare questa parola, che è asciutta e altisonante come tanti tecnicismi, ha facilmente un effetto buffonesco e svilente — di cui è bene avere consapevolezza. Ironia continua dei significati.

Parola pubblicata il 15 Marzo 2025