Farsa

fàr-sa

Significato Componimento teatrale comico, breve e grossolano; avvenimento ridicolo

Etimologia dal francese farce ‘ripieno’, e poi ‘commedia’, derivato da farcir ‘farcire’.

Nel medioevo c’era un solo spazio istituzionalmente riconosciuto per il teatro: la chiesa. E ad essere messe in scena erano naturalmente sacre rappresentazioni, a tutto vantaggio del popolo che, non capendo nulla di latino, poteva seguire le sacre scritture solo con grande difficoltà, spesso capendo fischi per fiaschi — mentre tutti sanno seguire bene una messinscena.

Le rappresentazioni sacre ebbero un successo tale che iniziarono a uscire dai loro primi confini. Confini fisici, quando per raccogliere maggior pubblico (e al contempo, magari, fare concorrenza agli spettacoli dei saltimbanchi) si portarono sui sagrati e in piazza, e confini tematici, aprendosi al profano.

Quando il teatro è forte è in grado di digerire tutto, e fu proprio nelle sacre rappresentazioni che un tipo di commedia breve, grossolana, erede del mimo latino (in effetti, unica alternativa parateatrale esistente ai tempi), trovò spazio come intermezzo ravvivante. Nient’altro che un riempitivo gustoso, una farcitura, una farcia, una farsa.

Strutturandosi nel XV secolo, la farsa proseguì la sua vita come genere teatrale (non sempre facilmente distinguibile dalla commedia) nei secoli successivi. Ma il suo nome è rimasto iconico.

Oggi la farsa è una categoria per certi versi desueta: forse solo gli esperti di teatro sono in grado di usare questa categoria in maniera spassionata, parlando di farsa nel caso di passaggi scenici inconseguenti; per il profano non c’è una rappresentazione che in maniera spontanea, in maniera tassonomicamente neutra,sia definibile come farsa. Solo, resta il nostro metro per lo spettacolo impensabilmente ridicolo, greve.

La farsa, insomma, è uscita da teatro e si presenta incontrovertibilmente negativa. Addirittura è perfino peggiore, ultimamente, rispetto alle definizioni da dizionario che la vogliono per estensione una ‘situazione ridicola, priva di valore’. La farsa ha per noi un riflesso grottesco, e se ha del ridicolo questo è mostruoso, di un’assurdità paradossale. La farsa non fa mai ridere.

Il suo nome occupa quindi di contro una posizione molto seria, nel nostro lessico. Se diciamo che quel concorso è una farsa, se parliamo di un’intervista farsesca, se chiediamo di piantarla con questa farsa, non stiamo parlando di una situazione solo ridicola. Con una certa assonanza che la lega al falso, stiamo parlando di una situazione dalla bizzarra e inquietante deformità, obliqua e svilente. Un significato che ci è senz’altro necessario, e che risulta potente, per quanto volga in pesantezza quella farcitura che ai tempi era pensata per dare leggerezza e gusto alla gravità del significato delle rappresentazioni dei misteri.

Parola pubblicata il 14 Giugno 2020