Re

Radici indoeuropee

Significato Detentore della sovranità su di un popolo o uno stato

Etimologia da latino rēx, genitivo rēgis, ‘re’.

  • «Sua Maestà Carlo III, per Grazia di Dio Re del Regno Unito di Gran Bretagna a Irlanda del Nord e dei Suoi altri Reami e Territori, Capo del Commonwealth, Difensore della Fede» (titolo ufficiale e completo di Carlo III come Re del Regno Unito)

In questo articolo strumentale puoi trovare alcune note di carattere generale riguardo a questo ciclo di parole. L’articolo verrà aggiornato nel tempo.

Seguendo la regola che oramai abbiamo imparato, la parola italiana per re, dal latino rēx (genitivo rēgis), dovrebbe derivare dall’accusativo singolare rēge(m), e presentarsi dunque come *regge, come per esempio da lēge(m) la nostra legge. In italiano antico troviamo in effetti rege, la continuazione diretta, ma colta (priva geminazione), dell'accusativo latino: ad esempio nel XXXII del Paradiso San Bernardo considera «lo rege per cui questo regno pausa / in tanto amore e in tanto diletto» (‘il re per cui questo regno riposa in tanto amore e in tanta gioia’, cioè Dio). La parola che usiamo oggi invece, re, pare derivare dal nominativo latino rē(x) — o almeno questo è l'opinione diffusa: forme come ree in luogo di reg(g)e, attestate in italiano antico, rendono in realtà ben possibile che anche re risalga all’accusativo rēge(m) per il tramite di forme in cui la -g- ha subìto prima lenizione (una sorta di “rilassamento” della pronuncia delle consonanti occlusive) e infine dileguo, come possiamo vedere in doppioni antichi (regina / reina) e moderni (regale / reale).

Il latino rēx è un cosiddetto nome radicale, cioè un nome formato dalla radice seguìta direttamente dalle desinenze dei vari casi (vedi piede). La radice di rēx, che vediamo bene nel genitivo rēg-is o nell'accusativo rēg-em, trova perfetto riscontro in quella del nome del re in antico irlandese, (anche qui meglio visibile nel genitivo ríg), e in sanscrito, rā́j- — dove j si legge come la g di gelato, o di maragià: questo infatti è il prestito italiano adattato del composto sanscrito (e hindī) mahārājā ‘grande re’, il titolo che principi e re indiani usavano ancora all’epoca del dominio coloniale britannico.

Latino ē, antico irlandese í (dove l’acuto segna non l’accento, ma la lunghezza) e sanscrito ā puntano a protoindoeuroeo *ē, così come la corrispondenza tra italico e celtico g e sanscrito j sottende il protofonema *ǵ, un’occlusiva palatovelare: un po’ come la gh di mugghiare, che si pronuncia tenendo il dorso della lingua un po’ più avanti nel cavo orale rispetto a quando si pronuncia la g di gola. Le tre lingue concordano infine sulla r iniziale: possiamo dunque ricostruire il nome protoindoeuropeo del ‘re’ come *rḗǵ- — o potremmo.

Di fatto, il nome del re viene ricostruito con una bella laringale iniziale: *h3rḗǵ-. Questo perché la sua radice viene identificata con quella di una serie di verbi che si aggirano attorno ai significati di ‘tendere/-ersi, drizzare/-arsi, dirigere/-ersi’, come latino regō ‘reggere, dirigere, governare’, antico irlandese rigid ‘estendersi’, sanscrito r̥ñjate ‘dirigersi verso’: ebbene, di questa serie fa parte anche il greco ὀρέγω (orégō) ‘tendere’ (per esempio le mani), che, con la sua vocale o-, ci serba traccia di un *h3 iniziale di cui, altrimenti, non sapremmo nulla: proprio come abbiamo visto per dente e per vento, le laringali che si trovano in inizio di parola seguite da consonante (talvolta dette, con definizione impropria ma comoda, “laringali protetiche”) si riflettono sistematicamente solo in greco, dove *h1- dà esito ἐ-/e-, *h2- dà esito ἀ-/a- e *h3- dà esito ὀ-/o- (tracce vocaliche meno distinte si trovano anche in armeno e in frigio).

Il re è dunque, etimologicamente, colui che regge e dirige, proprio come il reggente o il rettore. Non dobbiamo pensare, per la preistoria e la storia antica dei Celti, dei Latini o degli Indoari, a un re seduto sul trono con la corona e lo scettro, ma piuttosto a un capo tribù che amministra la giustizia (il di-ritto ha lo stesso etimo), tutela il culto e fa la guerra.


Più che a un Carlo III (che comunque è formalmente comandante in capo delle forze armate, governatore della Chiesa anglicana e colui nel cui nome viene amministrata la giustizia), dobbiamo pensare ai gagliardi condottieri galli che diedero del filo da torcere a Cesare nel Bellum Gallicum: in effetti, nomi gallici come quelli del grande Vercingetorige, re e condottiero dei Galli Arverni, sono composti formati sul nome celtico del re — Vercingeto-rīx ‘re dei guerrieri di prim’ordine’, Orgeto-rīx ‘re distruttore’ etc. Il mitico Asterix, a cui tutti state pensando, ha un nome inventato proprio su questo modello.

Parola pubblicata il 16 Maggio 2026 • di Erica Fratellini e Matteo Macciò

Radici indoeuropee - con Erica Fratellini e Matteo Macciò

Con Erica Fratellini e Matteo Macciò, glottologi e indoeuropeisti, un sabato su due andremo alla scoperta delle radici indoeuropee delle nostre parole — là dove sono nati i miti, le prime tecnologie, i nomi degli animali e delle parti del nostro corpo. Un 'là' che è 'qua', così come la chioma e il ceppo sono nello stesso posto.