Sconfinferare

scon-fin-fe rà-re (io scon-fìn-fe-ro)

Piacere, andare a genio

etimo sconosciuto.

Ci potremmo impuntare e dire "No, voglio avere un'idea di da dove diamine può saltar fuori questo verbo" e allora si potrebbe dire "Forse, magari si tratta di un'alterazione di 'confarsi', magari attraverso un 'confinferare', come dicono alcuni" ma difficilmente si può affermare qualcosa di certo. Peraltro non si tratta di una parola la cui nascita si perde nella notte dei tempi: è attestata nel 1990. Diciamo che in merito non sono state diffuse ricerche etimologiche determinanti, e così ci ritroviamo nel lessico quotidiano un parvenu molto amichevole di cui non si sanno i trascorsi.

Ora, se stavolta eccezionalmente rinunciamo a domandare alla parola il suo albero genealogico (il che è anche un po' liberatorio, siediti accanto a me, che cosa conta il sangue?) troviamo nello sconfinferare un modo gustoso (e bizzarro, a ben vedere) per significare il piacere, l'andare a genio - specie, dicono alcune fonti ma senza che sia decisivo, in senso negativo: 'non mi sconfinfera'. Non mi sconfinfera questo tuo comportamento supponente, per quanto il sarcasmo mi diverta; il tempo stringe, cucino un'aglio e olio, ti sconfinfera?; la tua nuova tipa mi sconfinfera proprio, non vedo l'ora di conoscerla meglio.

Il tono è popolare, colloquiale: nel suo tempo buffo e insieme largo trasforma quella che potrebbe essere una banale notazione di gradimento in un apprezzamento carezzato e schietto - compassatissimo quando volto al negativo. Insomma, il 'mi sconfinfera' è genuino, il 'non mi sconfinfera' è ruspante, e davvero delicato.

Parola pubblicata il 19 Luglio 2018

Commenti