Spaccamontagne

spac-ca-mon-tà-gne

Significato Spaccone, gradasso

Etimologia composto di spaccare e montagne.

  • «È uno spaccamontagne, non devi credere a quello che ti racconta.»

Si sente che certi concetti ci mettono alla prova, ci richiedono uno sforzo: stona significarli in maniera troppo sobria — invitano il riferimento colto e la figura iperbolica e strepitosa. Per dire questa cosa qui non abbiamo solo una grande varietà di sinonimi, ma tutti i sinonimi, in maniera quasi invariabile, hanno qualcosa di enfatico e spesso divertente.

Che la figura tocchi delle corde profonde è abbastanza naturale. Siamo davanti a chi si vanta di capacità, virtù, meriti che siano del tutto eccezionali, al di sopra di qualunque ordinarietà, ma in realtà ampiamente immaginati.
È una figura interessante perché, da un lato, è profondamente fastidiosa: cerca di prendere per sé degli spazi che non le spettano. D'altra parte ha qualcosa di ridicolo (più di qualcosa), perché il modo in cui si esagera finisce per essere caricaturale, specie se il confronto con la realtà non fa grandi sconti. Si fa ridere dietro, col suo pretendere di non essere una rana nello stagno come noi.

Va anche notato meglio, in maniera circostanziata, il registro generale dei nomi che abbiamo per significare la qualità di questa figura: anche nei discorsi più semplici e meno aulici impieghiamo molto volentieri parole che a prescindere dall'humus da cui emergono finiscono per essere relativamente ricercate. Certo, abbiamo espressioni proprio povere (pensiamo al «si crede chissà chi»), e abbiamo anche lo spaccone, che appare semplice; ma il riferimento ellitticamente rumoroso e distruttivo funziona già così. Gli altri termini viaggiano comunque su un'intensità di rappresentazione icastica.

In questa pleiade, lo spaccamontagne spicca perché l'immagine a cui ricorre è completamente accessibile e però ha un vigore non meno che poetico — non dissimile dall'ammazzasette; il quale, però, nel suo riferimento a questi sette che dovrebbero essere ammazzati, resta un po' criptico. Lo spaccamontagne ci presenta subito il genere di azione che la persona così qualificata si attribuisce: un'esagerazione che travalica serenamente nell'epico, di portata immane e... anche priva di una evidente utilità. La potenza evocata è tale che spaccare una montagna come nelle fiabe è un attimo, anche se non si sa bene perché. (Da notare che, molto vicino, abbiamo anche un tagliamontagne — ma rispetto al germanico spaccare il tagliare latino è un po' troppo pulito, no?)

In alternativa abbiamo la finezza antiquata del millantatore, che peraltro risulta piuttosto posato; i richiami ariosteschi del rodomonte e del gradasso, tanto dotti quanto massicci; l'enigmatica eloquenza dello smargiasso, parola dal pedigree controverso ma dalla sonorità significativa; le gonfiezze tonitruanti del fanfarone. Ciascuna col suo tono, col suo colore, ci mette al riparo dal dover usare espressioni smussate.

Lo spaccamontagne ha il pregio ulteriore di esser poco battuto, in un contesto in cui la trovata brillante fa parte del gioco — il gioco di rappresentare in maniera frizzante, ironica e memorabile qualcuno che si vanta di ciò che non è o di ciò che non ha fatto. Così posso parlare del tirocinante spaccamontagne che mi ha fatto un disastro, di come la chiacchiera fra genitori diventi un confronto fra spaccamontagne, della promessa da spaccamontagne che ho fatto a cuor leggero.

Parola pubblicata il 19 Maggio 2026 • di Giorgio Moretti