Pantera

pan-tè-ra

Significato Genere di mammiferi carnivori cui appartengono il leone, la tigre, il leopardo, il giaguaro e il leopardo delle nevi. Nel linguaggio comune ‘pantera’ indica solitamente, per antonomasia, la ‘pantera nera’, termine che non definisce una specie in particolare ma include potenzialmente tutti gli esemplari melanici del genere panthera, anche se nell’immaginario tende a coincidere con il leopardo nero

Etimologia dal latino panthera, a sua volta derivato dal greco panther, presumibilmente ricollegabile al sanscrito puṇḍarīka, ‘tigre’.

Periodicamente i giornali segnalano che da qualche parte è stata avvistata una pantera. A volte si tratta di un altro animale, sì, ma di solito è una pantera, forse anche perché è più facile confonderla con un grosso cane o gatto. Comunque la cosa è curiosa: pare quasi che una parte di noi si aspetti di incontrare una pantera prima o dopo.

Anche la letteratura porta le tracce di questo animale evanescente, che si fa presentire ovunque senza lasciarsi catturare. In particolare Dante, nel De vulgari eloquentia, lo prende a emblema dell’italiano “perfetto”, che spande il suo profumo per le parlate regionali ma non si identifica con nessuna.

Il paragone si fonda su una curiosa idea, già aristotelica: la pantera avrebbe il potere d’irretire con il suo profumo tutti gli animali, per poi divorarli con comodità. In effetti, a detta di Isidoro da Siviglia, il suo nome alluderebbe proprio a questo fascino universale (‘pan’ in greco significa ‘tutto’).

L’idea ha spopolato nella letteratura medievale, tanto che alcuni ne hanno tratto spunto per allegorie cristologiche, altri per lodare il profumato respiro della propria donna. Dante ha portato questo topos in una nuova direzione; ed è sul suo esempio che, secoli dopo, Giorgio Caproni ha concretizzato in una bestia sfuggente (definita in un’occasione ‘pantera’) concetti onnipresenti e inafferrabili insieme: la poesia, l’identità personale, il male, Dio.

Anche la simpatica pantera rosa viene in fondo da qui. Nasce infatti nei titoli di testa del film omonimo (1963) come personificazione di un diamante di grande valore, che scivola tra le dita di tutti i protagonisti. I titoli ebbero un successo tale da dare vita a un personaggio autonomo, indefinibile e irreale come la pantera dantesca, e dotato di una sofisticheria un po’ snob.

Peraltro la pantera sfugge anche alle maglie della classificazione linguistica. Nell’uso odierno questa parola designa per antonomasia la pantera nera che però, scientificamente parlando, non esiste. Esistono diverse specie appartenenti al genere panthera, di cui la più nota è il leopardo, e alcuni esemplari di queste specie nascono a volte con il pelo più scuro della norma (hanno ancora le macchie, ma essendo ton sur ton non si notano).

Insomma, se la società felina avesse leggi antirazziste, parlare della pantera nera come di una specie a sé porterebbe di certo a multe salate. E in effetti la storia della pantera si è intrecciata davvero a quella delle lotte contro il razzismo: il Black Panther Party era la celebre organizzazione che combatté – con metodi controversi – per i diritti degli afroamericani; e agli stessi anni risale la creazione di Black Panther, conosciuto come il primo supereroe nero.

Questi esempi ci mostrano l’altra faccia della pantera, che in epoca contemporanea va per la maggiore: non più preda da inseguire, ma cacciatrice forte e astuta. Non per nulla ha dato il nome anche alle volanti della polizia. Del resto quest’immagine è ben più in linea con le caratteristiche reali delle pantere (nere e non), che sono predatori micidiali.

Tra le loro astuzie, per inciso, c’è quella di nascondere parte delle prede uccise e di lavarsi poi con cura, per evitare che altri fiutino il sangue su di loro e, seguendo le loro tracce, finiscano per scoprire la dispensa segreta. In breve: che si tratti di profumi o di deodoranti, la pantera è sempre una garanzia.

Parola pubblicata il 25 Ottobre 2021

Parole bestiali - con Lucia e Andrea Masetti

Un lunedì su due, un viaggio nell'arcipelago dei nomi degli animali, in quello che significano per noi, nel modo in cui abitano la nostra vita e la nostra immaginazione.