Fellone

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fel-ló-ne

SignTraditore, sleale, perfido; briccone; come aggettivo, irato, furioso

dal francese antico félon, di probabile origine germanica.

Siamo davanti a una delle pieghe più piacevoli e simpatiche che una parola può prendere, anzi due pieghe, entrambe ironiche.

La prima. Il fellone, propriamente, sarebbe un personaggio davvero esecrabile. È rotto a ogni tradimento, manca proditoriamente alla parola data, è perfidamente ribelle, e per lui nessuna slealtà è troppo scellerata: insomma, il compagno di banco che tutti vorremmo. Però questo concentrato di malignità è oggi inteso in senso bellamente scherzoso: nessuno mai potrebbe usare 'fellone' seriamente senza circostanziare. Se esclamo "Ah, fellone, ti sei scolato l'ultimo succhino alla pera!" non intendo darti più che di briccone; se dico che un fellone mi ha soffiato il parcheggio anticipandomi di una frazione di secondo, non intendo dire che è stato sleale e che gli chiederò soddisfazione tirandogli in faccia il guanto. Solo che è stato un birbante, mannaggia a lui. Da gravità terribile a giocosa leggerezza.

La seconda è splendida e più sottile. Siamo davanti a una parola che ci si presenta con una patente di desuetudine, di appartenenza a un registro letterario - perfino rétro e ricercata. E proprio questo è il volano della sua popolarità: la grande altezza invita l'uso ironico, e la parola dotta diventa comune come scimmiottamento ironico di un tono sussiegoso, esageratamente onorevole. Se mi dici "Ah, fellone, sei stato al cinema senza di me" mi fai sorridere perché l'epiteto che mi rivolgi è affettato, sproporzionatamente ricercato rispetto al contesto semplice. Si evoca una situazione cavalleresca, e questo ci diverte. In un paradosso: è una parola comune perché è una parola ricercata.

Nota finale: può vivere anche come aggettivo, ma in questo senso 'fellone' è davvero obsoleto. Ma per la cronaca vale arrabbiato, furioso, e anche altri significati che condivide col fratello 'fello', come malvagio, spietato e perfino triste e addolorato.

Parola pubblicata il 26 Maggio 2018

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