Esecrabile

e-se-crà-bi-le

Degno di vituperio e biasimo, che suscita riprovazione e orrore

dal latino: execrare togliere il sacro, composto di ex fuori e sacer sacro.

La pena massima per un abominio è spogliarlo - quasi con una liturgia, quasi con la pronuncia di una maledizione - della sua sacralità. Si toglie all'errore e all'orrore ogni potere di meraviglia e splendore: esecrare non significa annichilire violentemente, ma far scendere dal trono di ciò che è sacro il nocivo, l'indegno e il riprovevole. Senza dubbio un approccio composto e maturo, un invito a non strepitare e gridare con le vene del collo gonfiate contro ciò che di biasimevole esiste, ma ad esiliarlo, nudo, con gesto solenne; un invito ad esecrare veramente l'esecrabile, senza più rimandare.

Parola pubblicata il 27 Dicembre 2010

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