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Tetro

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tè-tro

SignCupo, oscuro, sinistro; torvo, accigliato, triste; ripugnante

dal latino taeter, di etimologia sconosciuta.

Capita di rado di poter osservare un fenomeno di sintesi così elegante e potente, ed è ancora più suggestivo quando avviene su una parola così scura.

Non ci s'illuda di poter tradurre il taeter latino col nostro 'tetro': le sfumature di significato di quell'aggettivo erano variegatissime. Quanto? Da dover prendere fiato per dirle tutte: brutto, turpe, osceno, tremendo, ignobile, odioso, vergognoso, deprecabile, abominevole, vile, sudicio, fetente, rivoltante, ripugnante - e certi dizionari non si fermano qui. Una simile sequela di concetti differenti (non un mero agglomerato di sinomi) ci fa sentire subito l'odore di una parola primigenia, ma non si può dire altro; il suo etimo è sconosciuto. Però possiamo rilevare la maestà di come, nel passare in italiano, si sia spogliata, asciugata e illimpidita in un significato netto, in cui tutti i precedenti e successivi sono compendiati: il cupo, l'oscuro. Tratteggiati in due sillabe di suono petroso.

Per capire bene il tetro si deve superare il suo chiaro stereotipo: è comune nella descrizione di luoghi poco comuni. Prigioni, castelli, fortificazioni, palazzi sono volentieri tetri, così come lo sono foreste fitte e lontane e ovviamente i cimiteri. Il che è naturale: il fermento della vita tende a scacciare il tetro. Ciò nondimeno, per severità o sciatteria, non mancano casi di tetraggine che ricorrono nel quotidiano: possono essere tetri profondi androni di condominio, cantine trascurate, uffici sinistri che nessuno ha mai rimbiancato. In questo 'tetro' vediamo piuttosto chiaramente quei profili di disagio, di timore, di minaccia, di offesa che erano inscritti nel tater latino. È un cupo che angoscia con pericoli non manifesti, e insieme puzza, oltraggia.

Quando questi significati così torniti vengono applicati a una persona, vediamo con che ricchezza si declinano: una persona tetra è torva, accigliata, astiosa - in ultima, poetica analisi, è triste. E sì, ci sono tristezze gradevoli come una carezza e oscurità calde e pulite: non è però il caso del tetro, che porta la sua tristezza cupa, chiusa e ostile fino al ripugnante, mucido, fetido. E forse è proprio nella chiusura che il tetro trova la sua chiave di volta: esclude luce, aria, freschezza, condivisione, simpatia, allegria, in una rete di significati che sostiene un pensiero complesso - dalla casa disabitata che da accogliente si è fatta tetra, al conoscente tetro che è stato tutta la sera a guardarci come meditando vendetta, dall'umore tetro che cerco di scaldare col sole d'aprile, al fiato teterrimo che ci viene alitato in faccia.

Sarà anche il cupo e il sinistro, ma questa parola è sfaccettata come un brillante.

Parola pubblicata il 16 Aprile 2019

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