Angiporto

an-gi-pòr-to

Significato Vicolo angusto, spesso cieco; al plurale, zone malfamate di una città; darsena, parte più riposta del porto

Etimologia voce dotta recuperata dal latino angiportus ‘vicolo stretto’, composto da un derivato del tema di angere ‘stringere’ e portus ‘passaggio’.

Per molti versi, a vederla di primo acchito, è una parola spiazzante: che mezzo giungerà mai all’angiporto? Chi ci si ferma, chi ci traffica, che luogo è?

In effetti è piuttosto bizzarra. Descrive un vicolo angusto, anzi spesso cieco — naturale romantico ricettacolo della più pericolosa marmaglia e dei più loschi affari. Il fatto che rilevi in quanto habitat è testimoniato dal fatto che gli angiporti (al plurale) diventano le zone malfamate della città: non sono mai solo un luogo, sono tratti interi di realtà, profondamente abitati. Ma che storia ha?

Si tratta di un recupero rinascimentale di un termine latino anch’esso bizzarro. La sua composizione si comprende senza difficoltà, ma è piacevolmente sbavata: il suo primo elemento ha evidentemente a che fare con l’angere, uno ‘stringere’ che frequentiamo abbondantemente nelle amenità dell’angoscia, dell’ansia, dell’angina, dell’angusto. E proprio di qualcosa di angusto ci vuole parlare. Il suo secondo elemento è però il più riconoscibile, e perciò il più scivoloso.

Una parola composta che abbia come secondo elemento -porto ci fa subito venire in mente che riguardi di un tipo di porto. Ma il porto dell’angiporto non è un porto, bensì, in un’accezione curiosa anche rispetto al portus latino, un passaggio: siamo probabilmente davanti al senso originario di portus (ed è bello leggere porti, rifugi, magazzini come passaggi). Ebbene, in latino l’angiporto non era che la viuzza secondaria stretta fra due file di case — passaggio stretto, stretto in una sola tortuosa parola. Peraltro, aggiungendo una chiusura a una via in cui già quasi le case dirimpetto si toccano, si dice angiporto anche il passaggio coperto fra un edificio e l’altro.

Così possiamo parlare di come gli amici dello zio sembrino personaggi d’angiporto, della vita calorosa condotta nell’appartamentino di un angiporto del centro, di come l’amica ci conduca nella sua città fra gli angiporti mostrandoci splendori inimmaginati.

Eppure non è solo a noi che l’angiporto sembra in qualche maniera debba essere collegato al porto. Secondo un uso da certe fonti segnalato come arcaico, l’angiporto è la parte più riposta della darsena, la parte più riparata del porto. In un certo senso mantiene la chiusura dell’angiportus originale, ma cede alla lettura del -porto... come porto porto.

Parola pubblicata il 16 Giugno 2021