Baraonda

ba-ra-ón-da

Significato Disordine, confusione, frastuono di gente

Etimologia dallo spagnolo barahunda, di origine incerta.

La storia della baraonda ci mette davanti a una realtà semplice: i morti non parlano. Ma se hanno scritto, e ciò che hanno scritto ci è arrivato, possiamo ancora leggerli. Il problema è che prima che qualcuno si azzardi ad accogliere nello scritto una parola viva ma percepita come bassa, dialettale o esotica, o che la scriva nella forma che conosciamo noi, può darsi che passino secoli.

Così, se cerchiamo la prima attestazione in italiano della parola 'baraonda', la troviamo solo a metà dell'Ottocento, ma in forme diverse è un prestito dallo spagnolo che in Italia circolava già dal Settecento; e già da oltre un secolo si poteva trovare lo spagnolo barahunda, e nella forma barafunda già dal Quattrocento (in cui peraltro si trova anche in catalano e portoghese) — e da lì affonda nei misteri iberoromanzi. Quindi purtroppo non si tratta di un termine che sposa e compone in maniera gagliarda la bara (portatina longobarda) con l'onda latina, ma lo veniamo a conoscere direttamente coi suoi significati di calca rumorosa e di disordine, scompiglio.

Questa è la duplice declinazione della baraonda: la confusione volta ora sul disordine (la tua scrivania è una baraonda) ora sulla calca e il frastuono di persone (al chiosco c'era una baraonda incredibile). Ha quindi una spiccata versatilità, che si accompagna a un suono ingombrante che scandisce una pronuncia larga fra ruvidità e occlusioni — di una complessità che si attaglia sorprendentemente bene a quella del disordine e a quella del frastuono di gente. Così suggestivo è il suono di questa parola che pare sia stata modello per altri termini ormai desueti, dalla barabuffa alla barabuglia.

Proprio versatilità e larghezza la distinguono dai suoi sinonimi: non ogni baraonda è un baccano, un chiasso, un tumulto (quella nell'ufficio deserto non lo è); né l'elegante caos o la distinta confusione riescono a rendere l'ampiezza articolata, fluida e dura insieme, della baraonda. Forse proprio per questo la baraonda ha il salvacondotto di un tendenziale giudizio bonario o perfino benevolo; per quanto disordinata e tumultuosa conserva qualcosa di simpatico e spesso positivo. Anche quando stizziti diciamo di fuggire la baraonda, chiamandola così ne accettiamo la carica vitale. E anzi talvolta si apprezzerà la baraonda di un pranzo con risate, pianti, musica e concioni, la baraonda che ruba spazio al sonno, la baraonda rimasta in salotto.

Parola pubblicata il 25 Dicembre 2019