Sfrattapanelle

sfrat-ta-pa-nèl-le

Mangiapane, scansafatiche

composto di sfrattare e panella.

Perché soffermarsi su una parola che nessuno usa più da tanto tempo? Ci sono due ragioni belle e buone.

La prima è la ragione del curioso, anzi del paleontologo. Vedere come si sono formati certi significati in passato, costruendo una parola in maniera disinvolta e con dei chiari intenti comici, dà una dimensione netta di quanto la lingua sia argilla viva nelle mani dei parlanti - ed è una considerazione che dobbiamo sempre tenere presente: la lingua è invenzione, non solo ricapitolazione. In questo caso è stato preso uno dei significati minori del verbo 'sfrattare', e cioè quello di 'saccheggiare', per accostarlo alla panella, cioè la pagnotta: il risultato descrive il magiapane, e cioè lo scansafatiche parassita, buono solo a consumare risorse.

La seconda - che già intravediamo - è che si tratta di una parola gagliarda, davvero brillante e schiettamente divertente: il richiamo callido allo 'sfrattare' e alla concretezza della panella, insieme a un suono lungo e articolato che riempie la bocca, offre una risorsa ben più colorita e meno risentita del 'mangiapane'. Il tono è scherzoso, quasi disteso: possiamo notare come i nipoti che dovevano aiutare con la vendemmia sono degli sfrattapanelle, possiamo alzare il sopracciglio davanti all'amico che si circonda di sfrattapanelle, o all'ufficio popolato di sfrattapanelle che giocano al ribasso.

Possiamo dire che sia una parola da recuperare? Per gli arditi, senza dubbio.

Parola pubblicata il 27 Agosto 2017

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