Smantellare

sman-tel-là-re (io sman-tèl-lo)

Demolire, specie un'opera difensiva; rendere inoperativo un impianto, sciogliere un'organizzazione; confutare

composto parasintetico di mantello, dal latino mantellum 'velo'.

Già solo iniziando a pensare di analizzare questa parola fa sorridere realizzare che sì, senz'altro c'entra il mantello. Siamo quindi davanti a un 'distruggere' significato da un togliere il mantello? Ma il mantello non è qualcosa di solo esterno, superficiale?

Per distendere la via etimologica è importante fare una precisazione intermedia su un certo passaggio figurato. Lo smantellare nasce come un demolire fortificazioni difensive. E per chi ha l'occhio più acuto tanto basta a intendere il resto dello svolgimento: la fortificazione - pensiamo a una cinta muraria - copre ciò che difende, lo ripara come un mantello ci ripara(va) dalle intemperie. Perciò può essere smantellata; anzi addirittura si parlava di smantellare una città per dire che ne venivano demolite le mura, quasi donna che venisse scoperta.

E c'è una peculiarità sottile e tanto interessante che connota lo smantellare: tendenzialmente non è una distruzione violenta. Magari è una demolizione imposta da altra volontà, da cause di forza maggiore, ma perlopiù viene compiuta in maniera ordinata, ragionata, fredda. Se smantello una nave, la porto in porto e la demolisco con metodo; se smantello una fabbrica la smonto pezzo a pezzo, portando via i macchinari, tirando giù i padiglioni in modo conveniente; se smantello un'organizzazione criminale vuol dire che attraverso le mie indagini sono riuscito a condurre arresti che la portano al collasso e all'innocuità; e se smantello una tesi la mino in maniera strategica riducendola all'inconsistenza.

Lo smantellare non è un radere al suolo, un obliterare; è piuttosto uno smontare, uno sfasciare, che magari ci lascia anche una risulta da reinvestire, con calcolo più che con rabbia. Il mantello tolto non sparisce.

Parola pubblicata il 16 Ottobre 2018

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