Sublimare

su-bli-mà-re (io su-blì-mo)

Significato Innalzare, portare al sublime; passare direttamente dallo stato solido al gassoso; orientare impulsi sessuali o aggressivi verso attività socialmente positive

Etimologia voce dotta recuperata dal latino tardo sublimare, derivato di sublimis ‘sublime’.

Ecco una parola che nonostante la natura olimpica ha saputo trovare impieghi scientifici, diventando così un paesaggio tanto più ricco e vario — oltre che un termine indispensabile.

Sarà pure un significato di sapore rétro, però non serve grande acume per immaginare che è quello con cui è nato: già nel latino tardo sublimare significa ‘innalzare, portare al sublime’. In passato poteva avere valori concreti, ma noi possiamo parlare dello chef che ha sublimato l’oscuro piatto di provincia alle glorie internazionali, della narrazione che ha sublimato una vecchia impresa a storia universale, di uno studio che sublima l’intelletto a un sapere (o a un ignorare) superiore. Un uso alto, spesso retorico, che è difficile far passare senza affettazione.

Invece se parliamo di come il ghiaccio secco sublima, di come il nucleo della cometa sublimi estendendo una coda, il tono cambia: già nel latino medievale (in particolare in quello degli alchimisti) il sublimare aveva acquisito un significato prossimo, e oggi lo definiamo come un passare direttamente dallo stato solido a quello gassoso, senza passare per quello liquido. L’idea è semplice: dallo stato più corporeo si stacca in quello più aereo, e perciò si eleva, sublima. Gli alchimisti (e gli scienziati d’un tempo) lo consideravano in particolare come processo di purificazione — della sostanza sublimata e poi raffreddata.

Ma la più grande rivoluzione che ha investito questo verbo è decisamente più recente, e scaturisce dal lessico della psicanalisi. È l’uso carismatico del tedesco Sublimierung (sublimazione) da parte di Freud che ne apre le porte: in questo particolare paradigma, il sublimare diventa l’orientare l’energia della pulsione sessuale e aggressiva in una dimensione civile, in modo da conseguire risultati socialmente riconosciuti in campi professionali, intellettuali, artistici — perfino spirituali. Pur essendo frutto di una limitazione alla pulsione istintiva, pare sia considerata piuttosto costruttiva. Così, in esempi classici, nella chirurgia si può sublimare una tendenza alla violenza, e il celibato permette una sublimazione nello slancio religioso.

Un significato preciso, che sulla tavola comune si smaglia un po’ ma non perde smalto: resta un reindirizzamento del pensiero o del comportamento negativo a un ordine considerato più alto o positivo. Così sublimo la mia voglia di torta facendone una e regalandola, sublimo la mia arrabbiatura fumante in una corsa di dieci chilometri, sublimo il mio turbamento in pulizie straordinarie del ripostiglio.

L’elevarsi ad altezza somma (il sublime etimologicamente si vede a mezz’aria e si segue di sotto in su con sguardo obliquo) è un’immagine semplice. Per questo è così versatile — e non perde smalto.

Parola pubblicata il 16 Maggio 2021