Svarione

sva-rió-ne

Errore grossolano, specie linguistico

derivato di svariare, derivato di variare con un prefisso s- intensivo o forse semplicemente derivativo.

'Svariare' è un verbo delicato ed elegante, ormai quasi del tutto desueto. Naturalmente è un 'rendere più vario', e questo è evidente nel suo estremo ramo fiorito a cui ancora ricorriamo volentieri, lo svariato; ma ha anche significato il divertire, lo svagare (in effetti l'immagine ha una forte analogia con i cambi di direzione tratteggiati da questi verbi: vertere, vagare, variare). È da questa origine poco frequentata che viene lo svarione.

Leggendo i significati dell'antica forma 'svario' si trova la chiave di volta che fa coesistere il variare e lo sbagliare: non è difficile indovinare che una variazione, una differenza possa essere un errore, se paragonata a un canone, a una regola, a un'attesa. Ecco, di qui lo svarione (nel Cinquecento) prende le mosse raccogliendo il solo significato di errore madornale — con un attacco particolarmente consueto a questioni linguistiche, grammaticali, in cui (secondo un'inveterata credenza comune) è molto facile individuare l'errore.

Quindi l'articolo irride gli svarioni del nuovo ministro, nonostante gli svarioni (o forse in una certa misura grazie agli svarioni) il discorso è molto efficace, e chi tentenna nella lingua straniera si scusa in anticipo per gli eventuali svarioni. L'eleganza dello svariare si inquarta in un accrescitivo e diventa goffa, ma così lo svarione occupa tutto un altro spazio, nella frase, e si fa notare in maniera molto più forte. Non ha la clemenza del refuso o dello sbaglio, non ha l'asciuttezza dell'errore, né però ha la rozzezza dello strafalcione: dello svarione si ride, ma quasi alla pari.

Va notato che non è ancora registrato, nei dizionari, il vivace verbo 'svarionare', che è un agire e parlare in maniera erronea e confusa: prende la gonfiezza dello svarione e la volge in ironia ruspante. Puoi svarionare per il caldo, decidi di prendere una pausa dal lavoro perché stai svarionando, e cerchi di tenerti su quel numero di bicchieri di vino che ti fa cantare gioioso senza svarionare, o non troppo.

(E però com'è bello lo svariare, come calza parlare dei profili delle isole che svariano l'orizzonte marino, della festa lontana che svaria il silenzio della notte, dei disegni a pennarello che svariano il muro bianco.)

Parola pubblicata il 06 Settembre 2019

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