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Cabotaggio

ca-bo-tàg-gio

SignNavigazione costiera fra porti della stessa regione

incerto. Forse dal nome del navigatore Giovanni Caboto, forse dallo spagnolo cabo capo, intendendo il navigare da capo a capo.

Cabotare significa navigare sottocosta di porto in porto - un tipo di navigazione adatto per le piccole imbarcazioni che abbiano da sbrigare trasporti e commerci minuti, senza affrontare il mare aperto. Così, con l'espressione "piccolo cabotaggio" si può indicare per estensione un'attività di poco rischio e scarsa importanza e prestigio, o un atteggiamento così inclinato. Si differenzia, sempre estensivamente, dal "grande cabotaggio", che invece tratteggia una navigazione - e quindi...

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Cacao

ca-cà-o

SignPianta del genere Theobroma originaria dell'America centrale; polvere ottenuta dalla macinazione dei suoi semi

dallo spagnolo cacao, a sua volta derivato dalla voce nahuatl cacahuatl.

Il termine cacao è giunto alle lingue europee nel XVI secolo, quando i colonizzatori spagnoli entrarono in contatto con i gruppi nahua del Messico centrale (quelli che oggi chiamiamo impropriamente Aztechi, ma questa è un’altra storia…), dai quali appresero non solo il termine ma anche l’uso alimentare della pianta (Theobroma cacao). Nella locale lingua náhuatl, il termine cacahuatl indicava la pianta e il frutto del cacao, mentre con cacahuātl (cacahua-tl + at-l, “acqua” e, per estensione,...

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Cacca

Càc-ca

SignFeci; cosa sporca, schifezza

voce infantile, che i latini volevano contratta da cloacare sporcare.

È una delle parole più fondamentali della lingua. Nessuna immagine come quella della cacca riesce intuitiva e versatile per dare attributi in metafora o in similitudine, di indole ridanciana e intellegibili fin dalla più tenera età, di un'ironia travolgente - volgare solo se usata con intenti volgari. L'immediatezza del dire che qualcosa è cacca è talmente essenziale e indipendente da circuiti razionali da acquisire una forza comunicativa sublime - e la cacca come immagine, la cacca come...

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Cachinno

ca-chìn-no

SignRisata sguaiata

dal latino: cachinnus, affine al greco: kakhazein sghignazzare, forse di origine onomatopeica.

È una parola fine, un vero arcaismo. Insomma, la usa giusto Umberto Eco. Però è una parola di valore, che riesce a vestire di grazia il riferimento alla risata sguaiata, allo schiamazzo: usandola ci si pone palesemente a un livello superiore - il che apre sia ad uno sguardo ironico e simpatico, sia ad uno censorio e bacchettone. Perché il cachinno non è solo una risata spiacevole e di bassa lega; se ne può anche apprezzare la vitalità, e il suo essere divertente. Il giudizio sul suo...

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Cacicchismo

ca-cic-chì-smo

SignEsercizio accentrato in una sola persona del potere locale

da cacicco, derivato dallo spagnolo cacique, a sua volta adattamento da una voce dei Taino, popolazione precolombiana che abitava le Antille.

Questa parola sta avendo un certo successo nel gergo politico e giornalistico. Essa descrive una particolare tendenza politica in cui il potere, a livello locale, è saldamente detenuto ed esercitato da una singola persona - potere che non solo non risente della politica nazionale, ma che su di essa può anzi esercitare un certo peso. Lo troviamo perlopiù riferito a impronte politiche di sindaci e presidenti di Regione. Il nome di questo importante fenomeno nasce dalla suggestione di una...

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Cacofonico

ca-co-fò-ni-co

SignSgradevole da sentire

da cacofonia, dal greco kakophonìa, composto da kakós cattivo e phoné suono.

La cacofonia riguarda la bellezza - anzi, la bruttezza: certi suoni risultano sgradevoli all'orecchio. Quindi ciò che è cacofonico non è sgradevole da udire perché ci ferisce o ci fa arrabbiare; è solo una questione estetica. Ad esempio, si può parlare di una ripetizione cacofonica all'interno di un testo; il musicista può dileggiare il brano celebre e sussiegoso riproponendolo in una chiave cacofonica; e può risultare tremendamente cacofonico l'acronimo di un'impresa o di...

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Cafarnao

ca-fàr-na-o

SignLuogo di grande confusione, mucchio confuso

dal nome della città di Cafanao, in Galilea, dove predicò Cristo.

Le narrazioni cristiane sono terreni che hanno dato un largo frutto al nostro lessico: per la loro diffusione e notorietà, e per la presa che hanno avuto sull'immaginario collettivo, molti nomi di personaggi, animali, piante, oggetti e luoghi ivi citati hanno preso profili proverbiali, coagulandosi in antonomasie. Questo non è certo il primo che troviamo. Cafarnao, in ebraico Kefar Nahum, ossia 'villaggio della consolazione', era una città della Galilea, affacciata sul lago di Tiberiade....

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Cafone

ca-fó-ne

SignMaleducato, rozzo

secondo un etimo suggestivo, dal nome di Cafo, centurione che combatté al servizio di Cesare e che ebbe, da veterano, delle terre in Campania; più probabilmente affine a cavare, in riferimento al contadino che zappa e solca la terra.

A metà fra storia e leggenda, si vuole che Marco Antonio si fosse impegnato per fare avere delle terre nell'agro campano ai veterani di guerra di Cesare, dopo la morte di questo. L'operazione non fu proprio cristallina in quanto a legittimità, ma fatto sta che vicino a Capua ci finirono il centurione Cafo coi suoi. Come si può indovinare, questo Cafo non era propriamente un gentleman, anzi. Aduso a battagliare con Galli e Bretoni, come ebbe la terra si distinse subito dai locali per i suoi...

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Cagionevole

ca-gio-né-vo-le

SignChe si ammala facilmente, di salute delicata

derivato di cagione cioè 'causa', nel senso di 'causa della malattia', a sua volta dal latino occasio, seguito dal suffisso -evole che in questo caso indica inclinazione.

Una parola di rara grazia. Si dice cagionevole chi ha una salute fragile, ed è soggetto a continui malanni. Questo attributo - che solitamente si trova riferito a persone o alla salute - scaturisce dal termine desueto 'cagione', che significa 'causa': il cagionevole ha una costituzione vulnerabile ai colpi di diverse cause di malattia. Quella del cagionevole è una situazione delicata: non è un malato immaginario come l'ipocondriaco, e la sua complessione gli è di disagio. Descriverla con...

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Cairologico

cai-ro-lò-gi-co

SignDel tempo inteso come occasione, momento opportuno

dal greco kairos momento opportuno.

Una parola per niente facile e decisamente poco nota e tanto ricca. Il concetto di tempo cairologico si contrappone a quello cronologico, che ci è più consueto: mentre questo considera il tempo nel suo sviluppo lineare e misurabile, quello ci racconta il tempo come momento opportuno, istante delle occasioni, il tempo maturo per compiere un'azione, adatto a cogliere la palla al balzo. Per meglio comprendere questo concetto ci si può rifare alle raffigurazioni antiche di Crono e di Kairos...

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