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Casa

cà-sa

SignAbitazione, specie di un nucleo famigliare; famiglia; società

dal latino: casa capanna, casupola.

È un concetto di importanza capitale, che pesa su quelli di appartenenza, di identità. La [casa] latina, diciamocelo, non è un gran che. È la capanna, un'abitazione modesta, dappoco. Ma fra tutte le parole latine che variamente descrivono un'abitazione, è stata questa ad avere in sorte, nella nostra lingua, il significato più completo che si può associare a questo oggetto. Un significato che non si ferma alla denotazione fisica di edificio, ma che invece vive nel connotato sentimentale,...

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Casalingo

ca-sa-lìn-go

SignRelativo alla casa; genuino; appartato, abitudinario; come sostantivo, utensile per la casa

derivato di casale.

C'è qualcosa di strano nel casalingo. Guardandone il profilo si vede subito la parola 'casa', e così viene da cascare subito nei suoi significati consueti, scavati come aggettivo o sostantivo. Notare lo strano, che pure è evidente, non è così semplice - e non è nemmeno così semplice sondarlo. Quella 'l' è strana. Denuncia che non si tratta di un derivato diretto di casa, ma piuttosto di casale. Lungo la via che porta dal casalingo al domestico c'è uno scossone, uno squassamento: il...

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Casanova

ca-sa-nò-va

SignDonnaiolo, seduttore

dal nome di Giacomo Casanova, scrittore e avventuriero veneziano vissuto nel XVIII secolo.

Oggi usiamo normalmente questa parola per indicare con vigore espressivo un seduttore, sempre in cerca di avventure galanti in cui ha un notevole successo. Tale vigore è dovuto a un'antonomasia di grande smalto: infatti traiamo questo nome da quello di Giacomo Casanova, scrittore e avventuriero di cittadinanza veneziana vissuto nel '700. La figura di Casanova è eccezionale. Fu un vero cosmopolita, un ingegno poliedrico che abbracciò dalla poesia all'alchimia, protagonista smaliziato di...

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Cascame

ca-scà-me

SignResiduo, scarto della lavorazione di un materiale, spesso riutilizzabile; produzione in eccesso; parte peggiore di un pensiero, di un'ideologia, della produzione di un autore

derivato di cascare, che viene dal latino casus 'caduta', attraverso l'ipotetica voce del parlato casicare.

L'attestazione di questa parola è di poco successiva all'unità d'Italia, e anche se ha il sapore di un termine tecnico, in certi usi ricercato, è una parola umile e semplice. Parte dall'osservazione naïf di come la lavorazione di certi materiali produca un continuo cascare di trucioli, residui di cimature, ritagli, fibre, viluppi di filacce - perché ciò che interessa, il materiale che si lavora, è tenuto alto su tavoli, telai, torni. Il cascame o i cascami sono scarti che poi possono essere...

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Caspita

cà-spi-ta

SignEspressione di meraviglia o di risentimento

alterazione eufemistica di cazzo.

La galassia delle esclamazioni è sconfinata: esistono centinaia di forme con cui si può esprimere ogni tipo di sentimento, dall'ammirazione, allo stupore, alla meraviglia, al risentimento, all'impazienza. Alcune sono scurrili, altre no; ma esiste anche un folta famiglia di esclamazioni che sostituiscono eufemisticamente altre sicuramente scurrili. Questo è il caso di "caspita" - alterazione eufemistica di "cazzo" - e del suo consueto diminutivo "caspiterina". Certo ha una forma gradevole,...

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Cassare

cas-sà-re

SignCancellare, eliminare segni; annullare

dal latino: cassare da cassus vuoto, privo di effetti.

Cassare qualcosa ha in sé l'immagine del raschiare via, del ripulire - come da una lavagna. Il termine suona un po' antiquato ma resta di estrema efficacia. Si potrà quindi cassare, durante la revisione, un paragrafo di un testo che risulti inopportuno o pletorico; si casserà un numero di telefono non più gradito o necessario dalla propria rubrica; si casserà dal menu il tagliere di affettati se la maggioranza dei convitati è vegetariana. Circa la Corte di Cassazione, vertice supremo...

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Casta

càs-ta

SignGruppo sociale separato

dal portoghese: casta razza pura, dal latino: castus puro.

Si tratta di un concetto marcio, nascosto odiosamente in un nome di candore e nobiltà. Una classe sociale chiusa ed omogenea distinta da un diritto di nascita, da un mestiere preciso, da privilegi speciali, in che modo può essere 'pura'? L'orrore per una contaminazione spirituale o morale, ritorta in endogamie, cela la convinzione di superiorità, la brama di potere, e l'affermazione - più o meno silenziosa - della casta protegge le alte sfere che mirano a conservarsi. La casta resta 'pura'...

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Castigare

ca-sti-gà-re (io ca-stì-go)

SignInfliggere una punizione correttiva; correggere, emendare

dal latino castigare punire, correggere, composto di castus puro e agere rendere. Rendere puro.

Il significato di questa parola è spesso percepito in modo frettoloso, ma l'etimo ci permette di comprenderne la tornita profondità. Castigare, in latino, significa rendere puro. Solo accidentalmente implica quella punizione che noi intendiamo come base del castigo. Infatti, in ambiti meno comuni, castigare mantiene i significati più posati di correggere, emendare: a esempio, si può castigare una dimostrazione imperfetta, l'eccentrico al funerale adotta uno stile castigato, e parlando a dei...

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Castone

ca-stó-ne

SignParte del gioiello in cui è fissata la pietra preziosa

dal francese: caston, a sua volta dal germanico: kasto scatola.

Il lavoro dell'orafo pare sommamente inutile e proprio perciò sublime - inutile, anche se forse mi viene da pensare che sia con questo mestiere che l'uomo ha acquisito la chirurgia adatta alla creazione e alla modifica di meccaniche raffinate. Simbolo supremo di quest'arte di metallo e pietra è il castone: la gemma preziosa, cavata dal grembo della terra nel caso, nei colpi ciechi della fatica più infernale - smeraldo nelle miniere a cielo aperto del Goias colombiano, rubino fra le ghiaie...

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Castroneria

ca-stro-ne-rì-a

SignSciocchezza, sproposito, errore grossolano

derivato di castrone propriamente, agnello o puledro castrato, derivato da castrare, su modello di 'montone', 'caprone', che figuratamente diventa il vile e il balordo.

Qualcuno potrebbe fiutare l'eufemismo e dire "Ohibò, questa parola nasconde qualcosa di volgare". E invece una volta tanto no. Per capire la castroneria - lo sproposito, l'errore grossolano - va capito il castrone. Propriamente sarebbe l'animale castrato, in particolare l'agnello o il puledro; ora, a confronto con gli omologhi non castrati il castrone si presenta ovviamente più remissivo, e volentieri è stato visto come vile, stupido. Niente di più facile che usarne figuratamente il nome...

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