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Livore

li-vó-re

SignSentimento di invidia, rancore

dal latino: livor livido.

Il sentimento intenso segna il corpo, colora il volto. E quando il volto viene trasfigurato dall'astio, tinto di scuro, simbolicamente violaceo o verdastro, allora è esploso il livore. Si tratta di una rabbia infetta, biliosa, dettata da un'invidia che consuma, da un rancore violento - un sentimento bestiale, dei più spregevoli che si possano provare ed indicare. Il vecchio che al bar scaglia la tazzina di caffè contro il diciottenne che glielo ha fatto perché non era abbastanza corto sarà...

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Lizza

lìz-za

SignPalizzata posta intorno a una piazzaforte o a una fortificazione; recinto per tornei

dal francese antico lice, derivato dal germanico listja, riconducibile all'ipotetica voce dell'antico tedesco lista 'striscia' - da cui deriva anche il nostro 'lista'.

Questa parola vive in italiano in una manciata di locuzioni standard, quali essere in lizza, entrare in lizza, scendere in lizza. Il significato di queste locuzioni è ben noto: prendere parte a una competizione, a una disputa. E nonostante la loro ampia diffusione è raro che chi le usi abbia presente il significato originale del termine 'lizza' (della serie: quando il significato figurato finisce per eclissare quello concreto). La lizza era il recinto, lo steccato, la palizzata. Poteva...

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Locupletare

lo-cu-ple-tà-re (io lo-cu-plè-to)

SignArricchire

dal latino: locupletare, derivato di locuples ricco, composto di locus terra e -ples pieno. Pieno di terre.

Una parola bella e rara, che sono in pochi a conoscere e in ancor meno a usare. Locupletare significa arricchire, e denota questo significato a partire dall'immagine più atavica della ricchezza, cioè la terra; locupletato è chi o ciò che è stato munito di averi ingenti, o arricchito in senso figurato. Il rampollo della casata si ritrova locupletato senza aver mosso un dito; il ricercatore vuole locupletare il saggio prima di darlo alle stampe, e lo scrittore decide di locupletare un certo...

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Lodare

lo-dà-re (io lò-do)

SignElogiare, esprimere approvazione; celebrare, esaltare

dal latino laudare, derivato di laus 'lode'.

Che cosa curiosa. Questa parola viene usata senza soluzione di continuità da millenni, con alterazioni minime; e in latino emerge come voce isolata, figlia unica, senza parenti. Con il lodare e la lode impariamo a esser familiari fin dalla più tenera età: sono mezzi cardinali di approvazione sociale. Ora, il lodare è un atto verbale: non si loda a gesti. Consiste nel pronunciare (o scrivere) un elogio verso qualcuno o qualcosa, apprezzandone qualità e azioni. Lodo la tua risposta posata...

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Loffio

lòf-fio

SignCadente; debole, fiacco, insulso

probabilmente, voce onomatopeica.

Parola non alta, ma estremamente importante per la ricchezza dei significati che comunica. Dapprima regionalismo toscano, poi passato agli onori nazionali, 'loffio' nasce col significato concreto di cadente, cascante. Un volto loffio è tutt'altro che tonico, il dolce loffio forse andava cotto di più. Questo carattere passa a significare figuratamente ciò che è debole, fiacco, e perfino insulso o sciocco. Può essere loffia una risposta poco convinta e senza smalto, può essere loffio l'amico...

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Logomachia

lo-go-ma-chì-a

SignDisputa sull'uso o sul significato delle parole; discussione inconcludente

dal greco logomachìa, composto dagli elementi logo- parola e -machia battaglia.

Certe volte è necessario confrontarsi sull'uso o sul significato delle parole: ne va della reciproca comprensione. Ma può capitare che questo confronto diventi una vera disputa, uno scontro all'arma bianca. In questi casi si può parlare di logomachia: davanti alla necessità di una reazione 'adeguata', scatta la logomachia non sul metro con cui misurare l'adeguatezza, ma sul significato di 'adeguato' - e finisce a ceffoni; davanti all'uso di una parola straniera, ci si getta nella logomachia...

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Logorroico

lo-gor-ròi-co

SignChe parla continuamente, all'eccesso; in ambito medico, sintomo di una malattia mentale che porta a discorsi continui e sconclusionati

dal greco: logos parola reo scorrere. Flusso di parole.

La logorrea, al di là dell'ambito medico, è una tendenza a parlare oltre ogni limite umanamente accettabile. Un parlare continuo, torrenziale - quasi sempre egocentrico ed autoriferito, e spesso non semplice, anzi: nota distintiva del logorroico può essere una decisa tendenza all'intellettualismo esasperato. È una parola con fonetica splendida, ma decisamente poco gentile da usare. L'alternativa più delicata potrebbe essere "verboso". Che fa anche ridere di...

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Longanime

lon-gà-ni-me

SignPaziente, indulgente

dal latino longanimis, composto da longus lungo e animus animo.

Il longanime non sfoggia l'opulenza morale del magnanimo: la grandezza di spirito del longanime viene compostamente misurata in lunghezza, specie temporale. Perciò longanime diventa sinonimo di paziente, di indulgente - insomma, di chi con uno sguardo ampio e saggio abbracci i fatti e gli eventi della vita con serena sopportazione, con pazienza comprensiva. Il longanime è facile al perdono, intimamente tollerante, conosce bene il nesso fra indulgenza e fiducia, e l'avvicendarsi delle...

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Loppide

lòp-pi-de

SignCane

presumibilmente, da lupus.

Quando una parola ci bussa alla pupilla o al timpano, di rado lo fa presentando il suo albero genealogico, e di primo acchito può essere difficile distinguere un termine di storia millenaria da un parvenu saltato fuori da un cappello ignoto. Per anticipo, questo è il nostro caso, e vediamo che si può dire. Sono in molti a domandarsi "Ma che vuol dire 'loppide'?" cercando risposte online. E le risposte ci sono, e convergenti, e paiono date da chi si è appena aggiustato gli occhiali sul naso:...

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Losco

ló-sco

SignSospetto, bieco

dal latino: luscus cieco da un occhio - forse contrazione di luce captus privo di luce. Successivamente usato anche col significato di miope.

Lo sguardo di un orbo o di un miope può avere qualcosa di poco rassicurante - affine a sguardi corrucciati, risentiti, sospetti. Così la connotazione del tipo losco parte tutta dallo sguardo, uno sguardo magari sfuggente, ambiguo, sinistro, che connota poi anche la sua gestualità, le sue azioni, i suoi traffici. È una parola di smalto forte, di immagine scura, di sonorità sibilante da vicolo buio, e per questo elegante - con buona pace (etimologica) di noi...

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