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Vandalo

vàn-da-lo

SignAppartenente all'antica popolazione germanica dei Vandali; che distrugge e deturpa senza motivo, per istinto di violenza

Dal nome del popolo dei Vandali, proveniente dal centro dell'Europa, che invase l'Italia nel V secolo d.C.

Dopo secoli di guerre di frontiera, esasperate dalla pressione sull'Europa di popolazioni barbare provenienti dall'Asia e solleticate dall'opulenta debolezza della decadenza imperiale, i confini dell'Impero Romano d'Occidente caddero. Così interi popoli si riversarono nelle province sfasciate, popoli guerrieri, determinati a mietere ciò che si poteva mietere. Fra questi, i Vandali, che approfittando delle sanguinose guerre che impegnavano i loro maggiori rivali, cioè Visigoti, Ostrogoti e...

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Vanesio

va-nè-sio

SignScioccamente vanitoso

da Vanesio, nome di un personaggio della commedia "Ciò che pare non è" di Giovan Battista Fagiuoli, del 1724.

Prima di essere tagliente, acuta, icastica, questa parola è fascinosa e commovente, per la sua storia. Chi ricorda più Giovan Battista Fagiuoli, scrittore, poeta, drammaturgo fiorentino del Settecento? Chi si ricorda le sue facezie misurate e brillanti, i nomi delle sue opere? Dove sono finite le risate che si levavano alle sue commedie? (Ma dove sono finite le nevi di un tempo?) Non ne resta, testimone, che un aggettivo, nato da un nome, il nome di un personaggio centrale di una delle più...

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Vano

và-no

SignVuoto, cavo; incorporeo; privo di sostanza, di contenuto, d'effetto; spazio

dal latino vanus.

Sì, il vano umido dell'ascensore, i cinque vani dell'attico di pregio, l'ampio vano portabagagli sono esiti quotidiani del 'vano' letterario. Ma andiamo con ordine. Il vanus latino è una parola grande, che nei rapporti con parole affini - come vacare e vastus - ci fa intravedere la radice antica, indoeuropea, del vuoto. In effetti il vanus latino, come aggettivo, indicava in concreto proprio il vuoto, il cavo, il privo di contenuto o di sostanza, l'inconsistente. Giusto le prime qualità che...

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Vanvera

vàn-ve-ra

SignNella locuzione "a vanvera", a casaccio, senza riflettere, come viene

probabilmente dall'antico fanfera, voce onomatopeica; altra etimologia la vuole derivata da bambàra, dall'omonimo gioco di carte, a sua volta dallo spagnolo: bambarria, che nel biliardo indica un tiro sbagliato ma vincente.

Questa parola vivace, invalsa esclusivamente nella locuzione "a vanvera" indica un fare, un dire irriflesso, a casaccio, senza pensare. La sua probabile origine onomatopeica ne spiega il suono pieno, di descrittività brillante; magari non rimane una parola di registro elegantissimo, ma è forte, efficace. Su una cosa c'è però da stare attenti: sarebbe bello non usarla in modo stereotipato. C'è un mondo di usi, oltre al solito "parlare a vanvera", e la lingua ha bisogno di fantasia, per...

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Vapido

và-pi-do

SignAlterato, inacidito; corrotto

dal latino vapidus svanito, andato in aceto; corrotto.

Si tratta di una parola rara, che nella nostra lingua è sempre rimasta in secondo piano - fra gerghi specialistici e registri aulici. Vapidus, in latino, è un aggettivo che viene riferito in particolare al vino: descrive una bevanda alterata, che si è corrotta svanendo o andando in aceto. Proprio questa tendenza all'acido è stata alla base degli usi che sono stati fatti di questa parola in chimica e in farmacia, indicando soluzioni alcoliche che hanno perso spirito in favore della...

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Vaticinio

va-ti-cì-nio

SignProfezia

derivato dal latino: vaticinari, composto da vates vate e dal tema di canere cantare.

Il vaticinio dovrebbe essere quel canto o poema profetico, divinamente ispirato, che preannuncia ciò che verrà. Si tratta di un concetto che ereditiamo dal mondo antico, e che oggi può trovare senso solo in un significato esteso. Questa parola vive sul solito crinale fra aulico e ironico: si può parlare del vaticinio meteorologico che ci assicura una vacanza al sole, del vaticinio della vecchia zia che prevede un radioso futuro con la nuova ragazza che conosciamo da due settimane, del...

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Veemenza

ve-e-mèn-za

SignForza, impeto, violenza

dal latino: vehemens, forse da vemens composto da ve fuori - spesso accostato a vehere trasportare - e mens mente. Praticamente, fuori di testa.

Parola elegante e signorile che esprime grandissima brutalità: la veemenza è quel tipo di slancio che è istinto fiammeggiante privo di raziocinio e riflessione, un devastante impeto di cuore che giunge anche alla foga violenta. L'interlocutore posato potrà censurare la veemenza inopportuna di una risposta durante una discussione; la folla e l'opinione pubblica reagirà con veemenza davanti al delitto scellerato, davanti al viscido abominio; l'atleta, nella concentrazione più incandescente,...

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Vegetariano

ve-ge-ta-rià-no

SignSenza carne; chi non si ciba di carne

dal latino: vegere animare, dare forza, da cui vegetus sano, vigoroso, e il verbo vegetare animare. La radice è collegata a vigere essere sveglio. Riferito al vivere e al crescere delle piante, passato al significato attuale in francese e in inglese in formazioni ottocentesche, quindi giunto fino a noi.

Lo scegliere la dieta vegetariana è una presa di posizione che può avere motivazioni molteplici: etiche, per risparmiare sofferenza e morte ad animali senzienti; ecologiche, per arginare efficacemente deforestazione e inquinamento; economiche, per adibire a meno costose produzioni alimentari vegetali le risorse ora vòlte alla produzione di carne; sociali, per evitare che qualcuno, di lavoro, debba sgozzare vitelli; religiose, per essere parte di un tutto sacro nella maniera più rispettosa,...

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Vegliardo

ve-gliàr-do

SignPersona di età avanzata che ispira rispetto

derivato di veglio vecchio, che ha origine nel francese antico: vieil vecchio, a sua volta derivato dal latino vetulus.

Questa parola può trarre in inganno: solitamente, in italiano, il suffisso "-ardo" è spregiativo, dando la dimensione di una tendenza eccessiva - pensiamo all'infingardo, al testardo. Così il vegliardo può facilmente essere confuso col vecchiardo, anche se, nell'ambito del personaggio che denotano, hanno connotati opposti: mentre il secondo è decisamente spregiativo, il primo descrive una persona anziana che ispira autorità e rispetto. Infatti nelle parole di derivazione francese e germanica...

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Velleità

vel-lei-tà

SignAspirazione inattuabile

dal latino scolastico: velleitas, definita da San Tommaso come "volontà incompleta", dal latino velle volere.

"Aspirazione inattuabile per incapacità", si vede spesso scritto sui dizionari. Ed in effetti una volontà parziale è assolutamente inidonea a perseguire qualunque aspirazione - generando un'incapacità del tutto simile, nei risultati, alle grandi impossibilità di fatto, agli insormontabili ostacoli oggettivi. Sogni deboli, incerti, azioni pigre o fragili sono cifra della velleità. Fare foto in bianco e nero a stilografiche su libri o a rose su pianoforti è un chiaro segno di velleità da...

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