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Gala

gà-la

SignLusso, sfarzo; festa solenne ed elegante; ornamento di tessuto

nei primi significati dal francese antico gale 'piacere, divertimento'; nell'ultimo da galone, dal francese galon, che è dal verbo galonner 'ornare il capo con una benda'.

Questa non è una sola parola, sono almeno tre. Possiamo acchiapparle tutte chiedendoci se la gala, ossia l'ornamento di tessuto, c'entri qualcosa con la sera di gala. Be', è dibattuto se siano imparentate etimologicamente: la prima compare in italiano del XIII secolo, la seconda a metà del Cinquecento, ma certo dove c'è gala è più probabile la presenza di gale. Per il galà, alla francese, invece si devono aspettare gli anni Ottanta del Novecento. La gala è innanzitutto il lusso, l'eleganza...

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Borire

bo-rì-re

SignFar levare in volo la selvaggina

etimo incerto, forse di origine longobarda.

Voilà, una parola poco conosciuta e poco interessante, si potrebbe pensare d'acchito. Se poi anche l'etimologia è incerta e sui pochi dizionari che la registrano si parla solo di una plausibile derivazione dall'ipotetica voce longobarda burrjan, dovremmo essere pronti a passare oltre. Ma guardiamo meglio. Questa parola, ovviamente del lessico venatorio, è molto precisa. E descrive un'azione che è ben radicata nel nostro immaginario: l'azione di far levare in volo gli uccelli quietamente...

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Rigattiere

ri-gat-tiè-re

SignChi di mestiere compra e rivende roba usata, vecchia, di scarso valore

probabilmente dall'ipotetica voce latina recaptare 'comprare e rivendere'.

Alcuni dizionari vogliono che il rigattiere sia d'ascendenza francese: verrebbe dal regrattier, il venditore al dettaglio, nome di origine francone, più precisamente dall'ipotetica voce krattōn, che curiosamente è alla base del nostro 'grattare', e in effetti l'associazione fra la vendita al minuto e il grattare è affascinante, di sottigliezza poetica. Ma ipotesi più recenti, piuttosto che cugino del grattare, vedono nel rigattiere un parente della regata e del ricatto, che per diversissime...

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Hub

hab

SignAeroporto scelto da una compagnia aerea come scalo di collegamento da e per destinazioni secondarie; in informatica, dispositivo che in una rete funge da nodo di smistamento dei dati

voce inglese, propriamente 'snodo', figuratamente 'punto centrale'.

Un ingresso piuttosto recente, risalente agli anni ’90 del Ventesimo secolo, dato che modernissimo è anche il significato di questo monosillabo, almeno per quanto riguarda gli usi diffusi nella nostra lingua. L’hub, che sia un porto o un aeroporto, è un centro di raccolta di gran parte del traffico in un determinato paese, un fulcro che unisce anche solo per brevi momenti arrivi e partenze da e per ogni dove. È quindi fondamentalmente un punto di snodo, in cui persone e merci sostano giusto...

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Calamaio

ca-la-mà-io

SignBoccetta che contiene inchiostro per scrivere

dal latino tardo calamarius, derivato di calamus 'penna'.

Non sarà proprio quel termine che, compreso meglio, rivoluziona la capacità espressiva, ma un paio di carte interessanti ce le ha anche lui. Come sappiamo, il calamaio è una boccetta, un vasetto: contiene sciolto l'inchiostro che di solito vediamo intrappolato nelle anime delle penne (che paura), e si usa intingendovi continuamente la punta di un semplice pennino - perché in pochi tratti l'inchiostro finisce e il segno s'interrompe. Il nome è desueto perché è desueto l'oggetto: al massimo...

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Falansterio

fa-lan-stè-rio

SignNell'utopia di Fourier, città-edificio destinata ad accogliere le abitazioni e le attività produttive di un'intera comunità; in senso spregiativo, grande edificio densamente abitato

da phalanstère termine coniato dal filosofo francese Charles Fourier all'inizio del XIX secolo, composto dal phálagks 'falange' e dal suffisso di monastère 'monastero'.

L'alba della civiltà industriale è stata ricca di utopie sociali. Quella di Charles Fourier non è eccezionale, piuttosto ha il pregio di inserirsi con idee molto chiare, per certi tratti, in un filone architettonico, urbanistico, sociale che durava da secoli e che per secoli sarebbe durato. Il falansterio, come il conio ci suggerisce, subisce la suggestione del monastero quale comunità sociale, spirituale ed economica autonoma e separata. In questo genere di mastodontica struttura (da...

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Ornamento

or-na-mén-to

SignL'ornare; ciò che ha funzione decorativa, accessorio

voce dotta recuperata dal latino ornamentum, derivato di ornare, che stava per ordinare.

Questa parola ce la immaginiamo tutta volta alla superficialità, e invece è intrecciata con alcuni dei fili più profondi della lingua. Dell'ornamento si possono dire molte cose, ma non che abbia una funzione strutturale. È un accessorio, un'aggiunta tutta estetica, niente di più - si direbbe. Eppure scaturisce dal concetto di ordine, che invece riesce a comprendere alcuni tagli della realtà che non solo sono strutturali, ma fondamentali. Un po' perché il concetto di ordine va dal modo in...

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Pacioso

pa-ció-so

SignChe ha un temperamento pacifico, tranquillo, bonario

derivato di pace.

Quella che doveva essere una parola piana diventa un po' più complessa. Pacioso è un derivato di 'pace': si dovrebbe trattare di un sinonimo di 'pacifico', che nella semplicità della sua composizione si mostra colloquiale, diretta, alla mano - descrivendo un modo di essere, un'indole, ma anche il modo e volentieri l'aspetto che l'accompagnano. Ci stupisce che girino certe voci su un tipo così pacioso, la nostra collega è una tipa paciosa che non abbiamo mai sentito alzar la voce, e a...

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Pudibondo

pu-di-bón-do

SignChe ha o mostra grande pudore

voce dotta recuperata dal latino pudibundus, derivato di pudère 'vergognarsi'.

Il suffisso '-bondo' ('-bundus' in latino) lo troviamo in un manipolo di aggettivi molto interessante. Non sono gli aggettivi che usiamo più spesso (anzi alcuni sono proprio desueti), ma siedono nella nostra immaginazione prendendosi uno spazio decisamente comodo. Poche volte usiamo 'meditabondo', ma con che vivacità ce lo figuriamo, lì, seduto, tutto fronte, tutto naso? Anche se non parliamo spesso di 'nauseabondo', che forza evocativa esercita, che disagio ci dà alla faringe? E...

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Sfarfallare

sfar-fal-là-re (io sfar-fàl-lo)

SignDella crisalide, uscire dal bozzolo come farfalla; svolazzare qua e là; di luce, tremolare

composto parasintetico di farfalla.

Le metafore funzionano bene quando riescono a descrivere qualcosa attraverso un tratto distintivo di qualcos'altro, in maniera trasparente e incisiva. Lo sfarfallare ci apprecchia due usi metaforici del tutto distinti e molto potenti. 'Sfarfallare' può avere un uso concreto, per quanto poco ricorrente visto che il ciclo vitale degli insetti non è materia costante dei comuni discorsi: sfarfalla la crisalide che esce dal bozzolo dopo la metamorfosi. Pacifico, è il primo 'sfarfallare' che...

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