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Teppa

tép-pa

SignInsieme di persone dedite a violenza e vandalismo, specie nelle grandi città

propriamente, nome lombardo del muschio.

Ci sono parole che per essere spiegate richiedono un piccolo racconto storico, e il nostro oggi ci porta a fare la conoscenza della Compagnia della tèpa. Corre l'anno 1816 (o 17, le fonti discordano), e per effetto della Restaurazione Milano è appena rientrata nel dominio austriaco, come capitale del posticcio Regno Lombardo-Veneto. Nell'amena ariosità di Piazza Castello si addensa però una minaccia: è una ghenga di giovanotti gaudenti e fannulloni, inclini al vandalismo e alla violenza...

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Trepidante

tre-pi-dàn-te

SignChe si trova in uno stato di apprensione, ansia, timore

propriamente, participio presente di trepidare, uguale in latino, che è da trepidus 'timoroso, agitato, affannato'.

Ecco come le parole si spengono: per mancanza di fantasia. 'Trepidante' è un aggettivo ormai quasi invariabilmente attribuito a un'attesa o a chi attende, e di tutto il verbo che lo origina, 'trepidare', pare che sia la voce più vivace. Quando mai ci capita di dire «Io trepido»? Eppure ci parla di qualcosa di molto preciso e poetico, che non è solo uno stato d'animo né è solo un movimento. Il trepidante, e in genere il trepidare, racconta un'apprensione agitata, tremata, febbrile che si può...

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Fedele

fe-dé-le

SignCostante, leale, che rispetta gli impegni

dal latino fidelis, da fides 'fiducia, credenza, lealtà'.

Non è tra le parole più usate in tedesco, l’aggettivo fidel, ma neanche tra le più rare. Termine un po’ démodé ma allo stesso tempo colloquiale, si trova ad esempio in espressioni come ein fideler Bursche (un tipo allegro) o eine fidele Runde (un’allegra brigata), nonché nella forma superlativa quietschfidel, che significa “molto allegro” ma anche “sano, in buona salute”. Pura saggezza popolare: il nesso tra buona salute e buonumore non richiede alcuna spiegazione. Decisamente più difficile,...

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Indulgere

in-dùl-ge-re (io in-dùl-go)

SignAccondiscendere, assecondare; abbandonarsi, lasciarsi trasportare da un'inclinazione; concedere benignamente, perdonare, giudicare con benevolenza

dal latino indulgére, di etimo incerto.

Nelle forme di questo verbo significati desueti tanto da apparire di puro registro letterario e significati quotidiani si intrecciano in maniera sorprendentemente stretta. In questo quadro, che altrimenti sarebbe irrimediabilmente annodato, è urgente cercare di cogliere il nocciolo unificante dell'indulgere. E non è difficile: è essenzialmente un acconsentire. Si può declinare nel senso di accondiscendere (indulgo alla tua richiesta), di non opporsi a una propria inclinazione per quanto...

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Maggiorente

mag-gio-rèn-te

SignNotabile, persona importante per prestigio, autorità, sapere, posizione, ricchezza

derivato di maggiore, dal latino maior, comparativo di magnus 'grande'.

Visto che sui giornali capita di leggere malapropismi tipo «i due giovani appena maggiorenti», è giusto il caso di chiarire che il maggiorente col maggiorenne non c'entra nulla. Piuttosto, questa parola ha una caratteristica peculiare: pare sia l'unica, fra quelle che hanno il suffisso -ente, a non essere collegata a un verbo. In effetti, tante parole che hanno questo suffisso le conosciamo direttamente come participi presenti, per quanto riescano anche a prendere un respiro più ampio - e...

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Miraggio

mi-ràg-gio

SignFenomeno ottico causato dal passaggio della luce attraverso strati d'aria con temperatura diversa, e quindi con diversi indici di rifrazione; allucinazione; prospettiva allettante ma illusoria

dal francese mirage, dal verbo mirer 'ammirare'.

Una ricca parte del nostro vocabolario ci è arrivata dal francese, un vero pozzo di parole a cui nei secoli abbiamo attinto con larghezza, quasi come dal latino - e il caso del miraggio è particolarmente curioso. Mirage si trova attestato verso la metà del Settecento, eppure la sua fortuna nella descrizione scientifica del fenomeno ottico si afferma solo da fine secolo, grazie all'opera di Gaspard Monge, un borgognone di umili origini ricordato come padre della geometria descrittiva....

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Dvandva

dvàn-dva

SignTermine tecnico della linguistica che indica un composto copulativo

dal sanscrito द्वंद्व, dvaṃdva ‘coppia, composto copulativo’.

La letteratura sanscrita ha donato al mondo scritti appartenenti a svariati ambiti del sapere; uno di questi ambiti è la grammatica, ed è proprio dalla grammatica sanscrita che la linguistica moderna ha mutuato il termine dvandva. In sanscrito la composizione è stato un meccanismo importantissimo: basti pensare che si individuano ben sei tipi di composizione, a cui sono da aggiungersi le varie sottocategorie proprie di ciascun tipo. Insomma: in India dilagava la compostomania. Per dirlo...

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Desolare

de-so-là-re (io dè-so-lo)

SignAffliggere, addolorare profondamente; spopolare, devastare

dal latino desolàre 'abbandonare, lasciare solo, rendere deserto, composto di de- 'da' e solus 'solo'.

Ancora una volta un participio passato ha più successo del resto del verbo - e ha acquistato la dignità autonoma di aggettivo. Ma guardiamolo tutto, coi suoi parenti: qui l'etimologia dà una mano sorprendente a capire la cifra del desolare. D'acchito lo accostiamo al devastato, e quindi potremmo indovinare un legame ideale col 'radere al suolo', ma il percorso è più sottile: il desolare ci parla di solitudine. Recuperato dal latino nel XIII secolo, il desolare lì aveva giusto i significati...

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Desistere

de-sì-ste-re (io de-sì-sto)

SignCessare, rinunciare

voce dotta, recuperata dal latino desistere, derivato di sistere 'fermarsi', intensivo di stare, col prefisso de-.

Facile, si può pensare: è il contrario di 'insistere', il suo fratello più comune. E in effetti è così, ma scendiamo. Il desistere è un cessare, un rinunciare speculare al ribadire, al perseverare dell'insistere. E la terra su cui questi verbi sono costruiti è quella fertilissima del sistere latino (casa dell'assistere, dell'esistere, del sussistere, del resistere e via e via): questo sistere ci dipinge con un tratto essenziale il significato del fermarsi, del porsi in modo stabile,...

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Casalingo

ca-sa-lìn-go

SignRelativo alla casa; genuino; appartato, abitudinario; come sostantivo, utensile per la casa

derivato di casale.

C'è qualcosa di strano nel casalingo. Guardandone il profilo si vede subito la parola 'casa', e così viene da cascare subito nei suoi significati consueti, scavati come aggettivo o sostantivo. Notare lo strano, che pure è evidente, non è così semplice - e non è nemmeno così semplice sondarlo. Quella 'l' è strana. Denuncia che non si tratta di un derivato diretto di casa, ma piuttosto di casale. Lungo la via che porta dal casalingo al domestico c'è uno scossone, uno squassamento: il...

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