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Bahuvrīhi

ba-hu-vrì-hi

SignIn linguistica, composto che denota un referente specificando una certa caratteristica o qualità che il referente possiede

dal sanscrito बहुव्रीहि (bahuvrīhi), 'che possiede molto riso', quindi 'ricco'.

Ecco, ci risiamo. Si parla di parole comuni, tipo riso, zucchero, lillà... e poi spunta la linguistica a complicare le cose. Abbiamo già affrontato la questione della composizione in sanscrito quando abbiamo scoperto la parola dvandva (che indica i composti copulativi, come “cassapanca”, che è una cassa ed è anche una panca): tirando in ballo un po’ di numeri, in sanscrito i composti sono il 22% delle forme linguistiche attestate, contro il 6.1% del greco e il 2.5% del latino (lingua...

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Rada

rà-da

SignInsenatura naturale o artificiale, adatta al riparo delle navi; rifugio

attraverso il francese rade, dall'inglese antico rade.

Non solo le persone, ma anche le parole possono essere omonime, e quello stupore smarrito, divertito e passeggero dell'incontrare una persona che si chiama come qualcuno che conosciamo bene, lo vivamo anche con le parole. Nell'avvicinarci a 'rada', parola squisita e pacifica che ci parla di navigazione, non si può scostare dal pensiero che è rada è anche una capigliatura non folta, una boscaglia troppo sfruttata, né l'immagine di un uomo che si rada la barba. E per quanto queste...

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Repentaglio

re-pen-tà-glio

SignGrande rischio o pericolo

probabilmente dal francese antico repentaille, derivato di repentir 'pentirsi'.

A volte si può notare, con sopracciglio alzato e sorriso olimpico, che la pigrizia insacca certe parole in espressioni cristallizzate da cui poi non riescono più a uscire. Si sa, oggigiorno, la decadenza. Ebbene, in realtà è un fenomeno che conoscevano benissimo anche i nostri antichi nonni: 'mettere a repentaglio' è una locuzione attestata nel Trecento, mentre per avere un'attestazione di 'repentaglio' fuori da espressioni del genere (in un dizionario, peraltro) si deve aspettare...

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Altrove

al-tró-ve

SignIn un altro luogo

dal latino aliter ubi propriamente 'diversamente dove'.

Se 'ove' ci suona davvero ricercato, di un tono poetico o aulico che sconfina spesso nell'affettazione, 'altrove' ci suona invece come una parola delle più consuete e amichevoli. Eppure, anche se è usata universalmente in maniera disinvolta, ha le sue cifre sottili. Innanzitutto è una parola senza parole sinonime — almeno attualmente: in antico è esistito un 'altronde' che oggi troviamo nel d'altronde come si trova la conchiglia sulle Dolomiti. È quindi una freccia unica al nostro arco...

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Trangugiare

tran-gu-già-re (io tran-gù-gio)

SignInghiottire in fretta, avidamente; inghiottire con difficoltà, a forza; reprimere, soffocare

probabilmente derivato dal lucchese gogio, adattamento del settentrionale gos 'gozzo', che a sua volta viene dal gallico geusiae 'fauci', con prefisso tra- 'attraverso'.

L'evoluzione di alcune parole è tutt'altro che netta, e spesso capita che una costruzione dionisiaca, disinvolta, con mutazioni e intrusioni germinate lungo percorsi geografici inattesi, generi un carisma stupefacente. L'unica porzione trasparente del trangugiare è il prefisso, un 'tra-' che inizia a parlarci di un 'attraverso' che entra in bocca: ma se la testa della parola si riconosce ancora, il resto è già masticato e scomparso nella gola. Quella 'n' non è facile intendere da dove salti...

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Gratulazione

gra-tu-la-zió-ne

SignRallegramento, congratulazione

voce dotta, recuperata dal latino gratulatio 'congratulazione, rallegramento', da gratus 'grato'.

A volte è togliendo un prefisso che da una parola comunissima se ne fa una letteraria — senza neppure stravolgere il significato. Questo può sembrare strano, ma vediamo il nostro caso. Gratulazione: a guardarla si capisce subito che si parla di rallegramenti, di congratulazioni. Anzi, è evidente che si tratta di un più trasparente 'congratulazione' senza il prefisso 'con-'. Sia la gratulazione sia la congratulazione ci parlano di un'espressione verbale di gioia, gradimento, ammirazione,...

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Capitare

ca-pi-tà-re (io cà-pi-to)

SignArrivare, specie per caso; accadere; presentarsi per caso

attraverso l'ipotetica forma del latino parlato capitare, dal latino caput 'capo'.

Il capitare sa subito di caso inatteso. Si vede bene che dentro c'è il caput latino, e quindi magari ciò che capita dev'essere ciò che arriva fra capo e collo, o anche solo sul capo. No? In effetti le cose sono un po' diverse. Il capo, nel capitare, ha un valore figurato che ce lo racconta come un punto, un fine. Tant'è che quando emerge in italiano (ai suoi albori, per via popolare), ha i significati di giungere, di far capo, di finire — fin da subito con una certa sfumatura di casuale, di...

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Slide

slàid

SignDiapositiva; l’immagine proiettata della stessa

voce inglese, dal verbo to slide ‘scivolare, scorrere’, di origine germanica.

A ciascuna epoca i propri termini. Quello della slide è un tipico esempio di come, da qualche tempo a questa parte, alcune importazioni inglesi si stiano facendo spazio nella lingua italiana per coprire un ambito semantico relativamente recente ed in costante evoluzione, quello della tecnologia e dell’informatica, in maniera spesso ristretta e precisa. A differenza della lingua madre, in cui la parola slide è ricchissima di significati, per noi il riferimento è pressoché univoco: basta...

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Capiente

ca-pièn-te

SignChe può contenere molte cose o persone; di bene, che può coprire una certa passività

voce dotta, recuperata dal latino capiens, participio presente di càpere 'prendere, contenere'.

Vista la chiara matrice latina può stupire che questa parola sia invalsa relativamente di recente: è attestata alla metà dell'Ottocento, e ancora all'inizio del Novecento in tanti dizionari non compare. Eppure ha un'aria così consueta, come solo le parole di uso sbrigativo e quotidiano sanno avere — e pochi concetti sono sbrigativi e quotidiani come le indicazioni di misura. Essa recupera il latino capiens, participio presente di càpere. Il significato primo di questo verbo è 'prendere', ma...

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Zaffo

zàf-fo

SignTappo conico di legno ricoperto di tessuto usato per turare la spina di botti e tini; tampone di garza usato per medicazioni o per fermare emorragie

dall'ipotetica voce longobarda zappo o zapfo.

Capita spesso che parole che non si conoscono, o che restano al margine della nostra esperienza, si rivelino tasselli importanti e inattesi nelle storie di parole molto più a buon mercato. Questo è il nostro caso. Il nostro 'tappo' viene dal fràncone, dal gruppo occidentale dei dialetti germanici; e ha la stessa radice germanica che attraverso il longobardo (lingua germanica orientale) ci porta lo 'zaffo'. Curiosamente, notano certi studiosi, 'tappo' è rimasto un termine generico, mentre...

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