Caciara

ca-cià-ra

Chiasso, cagnara

etimo incerto, forse un'alterazione di gazzarra.

Anche se questa voce viene sempre correttamente registrata come dialettale romanesca, ormai è salita agli onori della lingua nazionale. Certo non appartiene a un registro aulico, ma le possibilità di uso sono fitte.

La sua etimologia è incerta e discussa. Non serve un occhio particolarmente esperto per leggerci dentro il cacio, il formaggio (figlio del caseus latino, che aveva proprio questo significato), e questa osservazione secondo alcuni studiosi può essere corretta. Infatti, anche se la ricostruzione più accreditata vuole che sia un'alterazione di 'gazzarra', suo evidente sinonimo, è plausibile che sia inoltre frutto di un accostamento con l'altro significato di 'caciara', ossia il luogo dove si fa il cacio, o dove si conserva.

Certo, oggi risulta un po' difficile immaginare come luogo di confusione il laboratorio del caseificio dove si rivoltano e massaggiano con olio, sale o yogurt le forme di formaggio, ma il fatto che oggi i caseifici assomiglino più a templi che ad arsenali chiassosi non implica che un tempo non lo fossero (anche se non si parla di tempi lontani, 'caciara' è attestata negli anni '30).

Proprio il paragone con 'gazzarra' ci fa intendere le specificità del termine. Se dico che ieri sera con gli amici abbiamo fatto un po' di caciara e i vicini si sono lamentati, sto descrivendo un tipo di confusione particolarmente complice e sfrenata, se affacciandomi alla finestra chiedo «E che è 'sta caciara?», sono scocciato da un chiasso incontrollato e becero. C'è una nota popolare, vitale e noncurante, nella caciara. Se usassi il termine 'gazzarra', ammanterei la sua confusione di una certa pulizia compassata, determinata dalla ricercatezza del termine. Il 'chiasso' non descriverebbe in modo così tornito la dinamica, sarebbe più concentrato sul rumore; e la cagnara sarebbe più svilente.

Permettiamoci questo volo finale: se pure il riferimento al caseificio non c'entrasse nulla, la carta del cacio, puzzolente e godereccio, potrebbe comunque giocare (e nei misteriosi accostamenti del lessico mentale gioca) un ruolo di analogia poetica. C'è un vago compiacimento, nella caciara, ed è bello annusarlo come ruspante festosità del cacio.

Parola pubblicata il 29 Settembre 2019

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