Cardinale

car-di-nà-le

Significato Basilare, fondamentale; Principe della Chiesa

Etimologia voce dotta recuperata dal latino tardo cardinal, da cardo ‘perno, cardine’.

Parlavamo di parole autologiche; cardinale è una parola cardinale. La troviamo in molte espressioni comuni, su cui non ci soffermiamo, di solito; oggi cerchiamo di coglierne la sostanza, perché ci offre un concetto che regge tanta parte del nostro pensiero.

Il cardinale è figlio dell’umile cardine. Il perno fisso su sui vengono inseriti i battenti delle porte e delle ante, il cui nome ha un'ascendenza latina di origine nebulosa. Questa presenza domestica dimessa, che non si fa mai notare, si presta a una metafora che ne fa il fondamentale, il basilare. Ma in una maniera peculiare.

Il cardine non è un fondamento. Non è una base. Però è un punto d'appoggio. Ed è un punto d'appoggio per qualcosa che gli gira intorno. Il cardinale non è fondamentale in quanto pilastro quatto e dormiente che regge dal profondo: piuttosto, è termine fisso di un muoversi ampio e vitale, un centro di gravità, un elemento saldo su cui il resto non si fonda, ma si impernia. Basti pensare al cardo, (letteralmente ‘cardine’), nome con cui era chiamata la via principale che tagliava gli insediamenti romani da nord a sud: non è fondativa, ma baricentrica.

Così i punti cardinali danno campo e reggono l’orientamento; le virtù cardinali (per la memoria: fortezza, giustizia, prudenza, temperanza) sono tradizionalmente le quattro virtù da cui si desumono e scaturiscono tutte le altre; i numeri cardinali sono quelli che indicano una quantità numerica in senso assoluto (non posizionale, come i numeri ordinali), su cui si muove la matematica. E anche i paonazzi Principi della Chiesa ne sono fulcro di vertice.

Dante, prima di scrivere la Commedia, iniziò a scrivere un’opera di linguistica sul volgare italiano, destinata all’oblio almeno per due secoli ma ad un grande successo nel lunghissimo periodo: il De vulgari eloquentia. È un libro molto rilevante per tanti motivi, precorre intuizioni scientifiche moderne e fissa alcuni termini destinati a permanere, nel discorso su come dev’essere la lingua italiana — un volgare materno e capace di grandi altezze. Secondo lui (con una famosa elencazione) deve essere un volgare illustre (con un filo di concretezza potremmo dire ‘luminoso’, sopra gli altri volgari), regale (cioè deve essere la lingua usata dal potere), curiale (parlato dall’intellighenzia delle corti). Ma dopo ‘illustre’, la seconda qualità-requisito che Dante auspica e fissa per questa lingua da sognare e fare è che sia cardinale. Una lingua che sia centro, intorno a cui ruotino non solo o non tanto i nostri usi, ma gli altri volgari, le altre lingue d’Italia. Un centro di gravità nel plurilinguismo.

Ma però, fuor di frase fatta e letteratura, possiamo anche parlare del personaggio cardinale nella narrazione — intorno a cui tanta parte del racconto ruota, senza magari che vi partecipi nemmeno, pensiamo al capitano Flint dell’Isola del Tesoro. Non protagonista, non personaggio basilare.
Possiamo parlare di concetti filosofici cardinali, che impostano e vincolano l’azione e la riflessione stessa anche quando non ne sono oggetto, pensiamo all’impermanenzaincombente convitata di pietra.
O anche di un principio cardinale di una disciplina marziale, che non vi si appoggia sopra in maniera totale, ma intorno a cui si muove — pensiamo all’uso della forza dell’avversario contro di lui.

Non meno importante del basilare e del fondamentale, il cardinale fissa senza bloccare, fa funzionare, fa muovere: la sua formidabile immobile forza dà un punto di riferimento certo, e conferisce leggerezza a ciò che gli gira intorno. Davvero cardinale.

Parola pubblicata il 11 Novembre 2021