Complicato

com-pli-cà-to

Significato Intricato, confuso, difficile

Etimologia participio passato di complicare, voce dotta reucperata dal latino complicare, derivato di plicare ‘piegare’, con prefisso con-.

  • «Ti aggiorno, ma attenzione che ci sono stati degli sviluppi complicati.»

Ci sono cose che l’etimologia fa e cose che l’etimologia non fa. Ci sono distinzioni che una definizione di dizionario fa e distinzioni che una definizione di dizionario non fa.
Avvicinandoci alle parole — specie a quelle comuni, che frequentiamo strettamente, e di cui magari vogliamo cogliere qualche carattere specificissimo — dobbiamo tenere presente che l’etimologia non è un destino scritto univocamente, non è un seme d’albero che produce inevitabilmente quel solo albero, e anche che non è sempre possibile districare con l’ascia due significati prossimi che però percepiamo come diversi — o meglio, possiamo farlo se non ci interessa capirli.
Ciò che possiamo fare per penetrare queste prossimità è osservare il modo in cui un sistema di radici si è intrecciato. Se vogliamo una risposta facile alla domanda «Che differenza c’è fra complesso e complicato?» possiamo averla, ma sarà parziale e probabilmente non corretta. Almeno qui, togliamo le piante dal vaso, iniziamo a scrollare un po’ di terra e vediamo che cosa possiamo capirci.

‘Complesso’ e ‘complicato’ si assomigliano. Non è una somiglianza casuale. In latino esiste il verbo plèctere col significato di ‘intrecciare’. Ne deriva direttamente il verbo complèctere (cui cui complexus è participio passato), e si tratta di un verbo estremamente ramificato, che testimonia un’indagine poetica profonda sugli esiti metaforici di questo ‘intrecciare insieme, intrecciare in una situazione’: è concretamente un abbracciare, un cingere; è figuratamente un comprendere e un esprimere (atti con cui aggiungiamo fili a un intreccio — che splendore), un appoggiare, un associare. In latino non si staglia un complexus autonomo coi significati che ci sono familiari, ma apprezziamo come il ‘complesso’ italiano continui questa unione di molteplicità adombrata dal primo significato d’intreccio.

In latino esiste anche il verbo plicare, col significato di ‘avvolgere, piegare’. Il ‘complicare’ è un ‘piegare’ calato col ‘com-’ in particolari situazioni — dall’ammatassare corde, al ripiegare vele, all’arrotolare lettere, dall’accrescere, al rannicchiare. Plicare e plectere non nascono da piante diverse. La scaturigine primaria comune è quella radice protoindoeuropea ricostruita come plek- che significa ‘intrecciare’, ma c’è chi avanza come il plicare sia una retroformazione a partire da derivati di plectere. Insomma, ‘complicato’ e ‘complesso’ sono parole differenti ma non stiamo parlando del giorno e della notte — sono effettivamente declinazioni differenti di concetti contigui, o forse di uno solo.

‘Complesso’ è un termine che si è guadagnato uno statuto di serietà assoluta. Anzi è diventato il luogo stesso del pensiero, la dimensione di ciò che sta sotto alla superficie: quante volte assistiamo a riduzioni semplicistiche del complesso? È la dimensione del reale in cui, in un’evoluzione dinamica di un sistema, interagiscono e s’intrecciano componenti differenti con un risultato olistico difficile da decifrare. Un problema complesso, una procedura complessa, una situazione sentimentale complessa ci danno subito l’idea di una situazione delicata, da ponderare profondamente e con presenza. Anche una personalità complessa è sfaccettata e affascinante.

Il complicato meno. Anzi, proprio no. Come ricordiamo sempre quando citiamo l’ufficio complicazione affari semplici, il complicato ha una misura di superfetazione, di involuta inutilità: l’impegno intellettuale che richiede è quello di districare e ridurre, anche con qualche metaforica roncolata. La misura in cui è difficile e confuso non è una misura percepita come organica e naturale, ma una misura ostica e ostile, un’autentica scocciatura (pensiamo alla ‘complicazione’). Un problema complicato richiederà di scavare nel troppo e nel vano, una procedura complicata ci fa combattere con la burocrazia in punta di PEC, una situazione sentimentale complicata è la passione del nostro lato pettegolo. Una personalità complicata fa venire voglia di levarsi di torno.

Questo nell’etimo non lo troviamo implicato in maniera proprio ineluttabile. Il complicare latino anzi sembra avesse una sfumatura piuttosto ordinata — l’abbiamo in buona parte aggrovigliato noi, e beninteso in maniera del tutto plausibile e anzi conseguente (quanti viluppi, involti e simili ci portano simili significati?). La differenza sostanziale che c’è fra ‘complesso’ e complicato’ è reale, importantissima, e però possiamo accettare che non fosse tutto scritto nell’etimo. Le parole fanno anche questo: dallo stesso ceppo, senza innesti e chimere, finiscono per dare frutti differenti. E quelli che oggi ci si manifestano come significati diversi, sono maturati letteralmente di volta in volta in volta, di singolo uso in singolo uso, nell’ultima cascata di secoli.

Parola pubblicata il 30 Settembre 2023