Dilucolo

di-lù-co-lo

Alba, prima luce del mattino; all'alba

voce dotta recuperata dal latino diluculum, da dilucère 'essere luminoso, essere chiaro'.

Vengono inventate un mucchio di parole nuove per descrivere un mucchio di cose e concetti straordinari, ma di nuove parole per descrivere l'alba no. Ci sono solo le solite. Però cercando bene si possono riscoprire delle parole desuete - ed è un po' come averne di nuove.

Tutto nel suono di questa parola (che si trova anche nella variante 'diluculo') ci richiama qualcosa di piccino: e anche se nel diluculum latino non troviamo propriamente un diminutivo, esso significa i crepuscoli di alba e tramonto, luoghi in cui il dilucere, proprio perché minuto, proprio perché non si afferma senza rivali nel giorno ma si confronta con l'oscurità, acquista un'evidenza stagliata. In italiano si è però riferito solo al crepuscolo del mattino. I pensieri non sono mai così chiari come quando si esce di casa al dilucolo (o si esce di casa dilucolo, è anche avverbio); nel dilucolo chi ha fatto la notte a ballare torna a casa coi pescatori; e ripercorrendo i nostri ricordi riconosciamo il dilucolo di un sentimento.

Poi certo, se si vuole essere sicuri d'essere intesi e si vuole avere la parvenza di uno slancio di ricercatezza (per cui escludiamo l'opzione piana e netta di 'alba') si può parlare di albore. Ma è una parola la cui poesia è l'ultima fetta di torta rimasta sbriciolata nel vassoio - troppi albori intesi come inizi, perfino quel meraviglioso sospeso '-ore' finisce che sa di poco. E l'aurora ha un che di affettato, epico. Il dilucolo, invece, sa di modesto, di piccolo, di importante.

Parola pubblicata il 17 Aprile 2018

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