Incutere

in-cù-te-re (io in-cù-to)

Provocare, suscitare

voce dotta recuperata dal latino incùtere 'lanciare contro', composto di in- 'dentro' e quàtere 'scuotere'.

Si legge che sinonimi di 'incutere' sono ispirare, suscitare, instillare, infondere. Ma è un'approssimazione davvero grossolana, perché si tratta di una parola tanto più violenta.

È un verbo che appartiene alla famiglia dello scuotere, del percuotere, del discutere, della concussione - insomma, dei figli del latino quàtere. Viene costruito letteralmente come uno 'scuotere dentro', che mantiene il senso di un percuotere, ma prende anche e soprattutto il significato di un 'lanciare contro'. E qui c'è il passo d'intelligenza poetica, per cui ci serviremo di un'immagine metaforica: se io lancio una pietra contro la campana, è la campana che suona. Ma io non ne ho suscitato, risvegliato il suono, non ho creato le condizioni per cui spontaneamente iniziasse a vibrare. Quel suono l'ho provocato, l'ho causato direttamente con la mia viva forza, l'ho picchiato io. E l'incutere non esce dal perimetro del picchiare, del colpire: ci trascina dentro i sentimenti.

Se tu, con un certo modo di guardarmi, mi incuti timore, non vuol dire che con la tua aura mi ispiri un senso d'inquietudine, che col tuo sguardo mi fai fiorire in cuore un timoroso disagio; io eviterò il tuo sguardo come evito la traiettoria di un proiettile, perché con quel modo di guardarmi mi fai rintoccare di paura. Se un mio insuccesso mi incute vergogna, non crea un campo d'imbarazzo da cui poi mi tengo lontano, ma un campo di schiaffi che nel caso attraverso di corsa parandomi il viso con le braccia. Se il professore incute rispetto, la maniera in cui parla e si comporta colpisce causando rispetto così come il martelletto del pianoforte colpisce la corda causando la vibrazione. E se ricordo come le tue parole mi incussero una rabbia profonda, o una meraviglia travolgente, rivedo come hai azionato quel mio sentire, come un calcio che fa partire il motore.

Non è un verbo per sentimenti delicati che esistono solo spontanei, per malinconia, pietà, devozione, affetto, amore, noia. Ma guai a cucirlo solo sulla paura: vergogna, gelosia, frustrazione, meraviglia, rispetto, ammirazione, entusiasmo - possono essere tutti incussi.

Parola pubblicata il 23 Febbraio 2019

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