Iosa

iò-sa

Significato Nella locuzione ‘a iosa’, in gran quantità

Etimologia etimo dibattuto.

  • «Ah, di storielle così su di lui ne avrei a iosa.»

È più di mezzo millennio che questa parola gira in italiano. È gagliarda e interessantissima, anche perché nessuno ha mai avuto bene idea di perché la si usi (anche se oggi qualcuno qualche proposta forte l'avanza).

È una parola che si usa solo e soltanto nella locuzione avverbiale 'a iosa', con il significato specifico di 'in grande quantità, a profusione'. È un ambito di significato in cui espressioni frizzanti ed enigmatiche, per esigenza espressiva, servono: pensiamo che questa è anche la casa del 'a bizzeffe'. Ma naturalmente ogni espressione ha una sua sfumatura che la rende insostituibile!

Ora, nelle Note al Malmantile (ne parlavamo considerando celia), che sono seicentesche, troviamo spiegato che 'a iosa' deriverebbe da 'a chiosa', le chiose essendo monete di nessun valore: se qualcosa si trova in vendita 'a chiosa' significa che ce n'è in abbondanza tale che il prezzo è infimo. Ma è una spiegazione che non ha mai convinto. Giacomo Devoto avanzava l'ipotesi di un 'Dio sa' che perde la 'd', ma anche questa proposta non ha persuaso.
Fra le spiegazioni più recenti, convincenti e interessanti troviamo quella di Alessandro Parenti; deriverebbe da aiòs, voce dell'antico catalano, penetrata poi in tutta Italia, che era impiegata come grido per tenere il tempo sulle galee, dato dal celeuste. La ripetizione è sterminata, a iosa. A sua volta, questo potrebbe essere derivato dal greco hágios ‘santo’, termine che le liturgie avevano già abituato a sentire ripetuto, oltre che dall'evidente potere apotropaico.

Ora, se di fotografie del viaggio ne abbiamo a bizzeffe, diamo un'impressione immediata di massa simpatica e vivace; se il banchetto aveva portate a sfascio, decliniamo la dovizia in un'esagerazione familiare; se abbiamo testimonianze in quantità, stiamo sul sobrio.

Ma se abbiamo fotografie a iosa, se ci sono portate a iosa, se abbiamo testimonianze a iosa, ecco che comunichiamo una mole tutto sommato seria, che non ricerca né la simpatia né l'iperbole, che anzi paluda una qual solennità con il mistero di un'opacità assoluta. E però non è una solennità ostile, fragile e polverosa; ha un tratto popolare e vigoroso — che per esempio copia e dovizia non hanno. Anche sul mero versante della quantità, 'a iosa' sembra facilmente significare di più rispetto a tanti sinonimi.

Riesce nel colpo non banale di unire il corrente al ricercato: è una parola, una locuzione, che si può sentire in piazza quando si fa il mercato e nelle aule quando si disserta. Grande virtù del non farsi inquadrare facilmente.

Parola pubblicata il 07 Aprile 2026 • di Giorgio Moretti