Paludato

pa-lu-dà-to

In abito ricco, da cerimonia; vestito con cattivo gusto; retorico, ampolloso

dal latino: paludatus termine liturgico derivante da Paluda antico nome di Minerva.

Il giudice paludato con la toga entra in aula per la celebrazione del processo; le altezzose signore alla prima della Scala si infagottano, pardon, sono paludate con pellicce che le fanno parere giganteschi sorci; Gheddafi si mostrava sempre paludato con vestiti opulenti ed improbabili; il critico d'arte si esprimerà con registro paludato, ora a ragione ed elegantemente, ora per pure velleità esoteriche.

Il paludato è ciò che si adorna in maniera evidente; e mentre in alcune occasioni di elevata onoranza questo è doveroso e anzi parte stessa della liturgia, segno di nobiltà, cifra di un ruolo, consono tributo estetico alla situazione, spesso volge in esagerazione, cattivo gusto, opulenza inelegante - innanzitutto nel vestire, ma estensivamente nel parlare, nello scrivere, nei gesti e negli atteggiamenti.

Parola pubblicata il 02 Agosto 2011

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