Risma

rì-sma

Unità di conteggio della carta, pari a cinquecento fogli

dall'arabo: rizma pacco, fascio, da razama impacchettare.

Furono gli Arabi ad introdurre in Europa l'uso della carta: un prodotto di pregio, ricavato dal cotone, ma comunque mai così costoso come la pergamena. E naturalmente, insieme alla carta, introdussero la relativa unità di conto dei fogli - la risma - che ne annoverava quattrocento o cinquecento, a seconda degli usi. Oggi se ne sente parlare sempre meno perché si preferisce indicare direttamente il numero di fogli presenti in un fascio di carte, ma è stata un'unità di conto di gran successo. E chi voglia continuare a usare questa parola in questo senso potrà contare sulla splendida atmosfera di antichi commerci mediterranei che riecheggia; ad ogni modo, si continua ad usare correntemente per indicare in genere un pacco di fogli.

Rilevante è anche l'uso di "risma" in senso figurato: la risma è un gruppo di persone individuato con chiari connotati dispregiativi. Si potrà dire che al concerto pandemonìaco si trovavano persone d'ogni risma; il signore che ha cercato di passare avanti a tutti nella fila (senza riuscirci) borbotterà lamentandosi di questa risma di gente screanzata; e si rampognerà il figlio dicendogli che non lo si vuol vedere frequentare farabutti di quella risma. Non era apodittico che "risma" assumesse un significato figurato negativo; ma forse ha fatto la sua parte la sfumatura di dozzinale che hanno i grandi numeri della risma, oltre ad un secolare, soffuso sospetto circa la qualità del pacco che si acquista.

Parola pubblicata il 23 Luglio 2013

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