Liminale

li-mi-nà-le

Significato Di stimolo o fenomeno, che ha un’intensità sufficiente ad essere percepito coscientemente

Etimologia dal latino limen ‘soglia’.

  • «Nella sua risposta, così compassata, c'era però un'ira liminale.»

Abbiamo più confidenza col subliminale, piuttosto che col liminale. Be’, a dire il vero anche il subliminale non è che ci sia sempre proprio trasparente: probabilmente abbiamo in mente qualche uso, qualche situazione in cui ricorre, ma vive sempre in una dimensione piuttosto concreta di messaggi nascosti, invisibili e suggestivi. Anche a questo si deve il suo successo — ha un’aura fascinosa e pericolosa, tipica di quando è in ballo la psiche profonda, anche quando non si sa benissimo di che cosa si sta parlando. Il liminale ci aiuta a mettere a fuoco il gioco e ci dà delle risorse in più.

S’inizia da limen, che in latino è la soglia. In realtà siamo davanti a una di quelle parole che inizi a tirare un po’, a mo’ di pianta di patata, e fa venir fuori l’impensato dalle profondità dell’etimologia. Infatti è centrale, e ci troviamo attaccato il limite (concetto astratto e generale che nasce sulla porta di casa), ma anche l’eliminare (un ancestrale ‘buttar fuori’ dalla soglia) — e non solo. A interrogarsi sull’origine del limen, si approda a ritroso a un elemento inatteso e poeticamente molto intelligente, nella definizione della soglia, cioè l’elemento traverso — tale il significato dell’aggettivo limus. La soglia che vediamo ai piedi, nella luce della porta, è specchio di una necessaria soglia posta in alto, un’intuizione di architrave, architettonicamente necessaria alla soglia. Con questa apertura significata da una struttura orizzontale (sono sempre rilievi estremamente magnetici, per me), procediamo.

Il limen ha dato vita direttamente al liminale nel Novecento. Su questa invenzione ha senz’altro influito il liminal inglese, e va notato che il liminale si aggiungeva a un precedente liminare , derivato dotto rinascimentale del latino liminaris, ‘della soglia’. Il liminare è praticamente uno zio del liminale, per di più un quasi-sosia, con significati che prometterebbero di essere del tutto analoghi. O no?

Se il liminare ha conservato l’ampiezza del concetto di ‘soglia’ — e parla di inizi, prossimità, limiti e via dicendo (pensiamo al pre-liminare) — il liminale ha studiato e si è specializzato in particolare in una branca del sapere: la psicologia. Anche questo è un modo per aver successo, per una parola.
Arrivando al cuore della questione, si qualifica come liminale quel fenomeno, quello stimolo che ha un’intensità sufficiente ad essere percepito coscientemente.

Torniamo in picchiata sul noto per un’osservazione a contrario: il subliminale ha, per il grande pubblico, una consistenza di psicologia pubblicitaria. La vecchia panzana per cui, inserendo in un film un fotogramma con scritto il comando ‘mangia noccioline’, si determina un maggior consumo di noccioline da parte del pubblico in sala, è un esempio classico di quello che dovrebbe essere un messaggio subliminale. Non hai coscienza di aver letto il comando, ma comunque qualche neurone rapido e ottuso — in ipotesi — registra e ottempera silenziosamente.
È un concetto strettamente legato alla persuasione — per cui in film, canzoni, immagini, insomma in ogni medium di comunicazione potrebbe essere nascosto un discretissimo, rapido riferimento, coscientemente impercettibile ma capace di alterare convinzioni e comportamenti.

In un senso più proprio e sobrio, potremmo parlare delle esperienze subliminali dell’artista che concorrono a dare corpo al suo immaginario e alla sua narrazione, di un riflesso o di un comportamento subliminale che una persona non si accorge di avere o esprimere. Il liminale ci parla di un fenomeno o di uno stimolo che invece — pur senza essere squadernato, magari — può essere notato dalla percezione cosciente.

Un’esitazione liminale che cogliamo in una risposta ci fa indovinare un retropensiero; uno scandalo e un disgusto liminali sono traguardi essenziali per la comicità più nera e tagliente; e quando in gruppo vogliamo mandare un messaggio discreto a qualcuno, tentiamo di dardeggiare un’occhiata appena liminale.
Insomma, il liminale è sensibile, percettibile, e offre questi significati in un modo che non ha solo l’eleganza di un’eco scientifica, ma anche la forza di un richiamo netto all soglia quale punto di misura.

Parola pubblicata il 09 Gennaio 2024