Pleonasmo
ple-o-nà-smo
significato
Presenza di parole superflue da un punto di vista logico e sintattico, usate spesso con valore rafforzativo; elemento sovrabbondante, superfluo
etimologia
voce dotta recuperata dal latino tardo pleonàsmus, dal greco pleonasmós ‘sovrabbondanza, ridondanza’, da pleonázō ‘eccedo, sovrabbondo’, da pléōn ‘più, troppo’.
«Hanno finito di mangiarla in così poco tempo che ogni complimento sarebbe stato un pleonasmo.»
Parola pubblicata il 07 novembre 2026 · di Giorgio Moretti
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Sembra debba essere un vizio da bolgia infernale. Una delle più perniciose insidie alla buona lingua. Tanto che lo zelo con cui si biasimano gli scendi giù, gli entra dentro, i torna indietro e -peggio del peggio- i ma però e gli a me mi, è diffuso e quasi impareggiato — anche in quanto a sardonica irrisione («Forse che potrei mai scendere su? Entrare fuori?»). Ma perché? Perché?
Il pleonasmo è una ridondanza — parola dalla trafila etimologica piana, che ci porta al greco pleonasmós 'sovrabbondanza'. È una ridondanza linguistica, retorica: un'informazione che in qualche modo è già passata viene ripetuta; una parola che non serve viene introdotta nella frase.
Ovviamente, come qualunque fatto retorico, il pleonasmo può essere portato consapevolmente o no all'esagerazione: l'avvitamento su concetti già trasmessi, la loro reiterazione, può essere inelegante, dare il senso di un'urgenza spontanea che ribatte parole poco affilate e perciò poco nette. Ma di qui all'esilio... Anche perché, appunto, può.
Può anche trasmettere energia, rendere vividi i concetti, evidenziare, marcare, fornire al normale un impulso (anche con finalità perlocutorie!). Non è una categoria di vizio. Noi non viviamo di essenzialità minimalista che centellina ogni elemento e non lo ridice: repetita iuvant e la maionese sulle uova ci sta meravigliosamente.
Il tallone d'Achille del pleonasmo è che l'argomentazione per censurarlo ha una sua vaga memorabile ragionevolezza, e che è facile da beccare, specie in espressioni cristallizzate.
È facile dire «Non si dice a me mi», «E perché?», «Perché è un pleonasmo» (faccia sgomenta). Purtroppo i metri della buona lingua sono enormemente più sofisticati. E per contro di volta in volta ci sono carriole di ragioni per preferire un «entra dentro» (com'è più caldo, come accompagna, com'è più fermo con quel dentro), preferire un «torna indietro» (come sarebbe volatile e scontornato, come sarebbe meno presente se non fosse indietro), preferire perfino un ma però (anche l'Accademia della Crusca spiega che non sono nemmeno proprio la stessa cosa, quel ma e quel però). E riguardo al colorito, schietto, sincero a me mi, che si mette giù spogliato nella frase ribadendosi nella sua personalissima prospettiva, figuriamoci che anche Alfa, nella sua A me mi piace (rivisitazione di Me gustas tú di Manu Chao), si ritrova a giustificarsi («A me mi piace dire "A me mi piace" anche se non si dice / Però rende l'idea in maniera molto più efficace») e non avrebbe dovuto. Non vale per ogni registro, ma il pleonasmo, qui, è che sia più efficace.
Uscendo da questa angusta questione il pleonasmo si mostra più manovrabile e interessante.
Posso parlare di come una sequela di giustificazioni ulteriori sia un pleonasmo, dopo che la prima non ha convinto; posso parlare dei pleonasmi che hanno disinnescato tutta la tensione nella scena del film; posso parlare dei sontuosi pleonasmi delle decorazioni natalizie (di già?!); posso parlare del pleonasmo del terzo dessert; posso parlare di come tutti i pleonasmi della dichiarazione d'amore siano accolti con ardore.
Il giudizio è di sovrabbondanza — inutile magari ma non insensata né insignificante.
Anzi pensiamo a quanto possa essere ambivalente la ridondanza, che si ripete dall'alto della sua traboccante ricchezza... e caratterizza sia il nostro codice genetico, a protezione dalle mutazioni, sia i sistemi che vogliono conservarsi operativi in casi d'errore, di guasto, di attacco.
Non stiamo giocando su un terreno asciutto come quello della logica, dove una tautologia è sempre vera — e perciò, fuor di formalismo, spesso considerata sciatta o pretestuosa. E il pleonasmo non osa nemmeno tanto quanto la perissologia, che è più discorsiva e strutturale («Tocca a me, non a te!») — e che comunque è spesso giustificatissima per i soliti ben noti motivi che certe cose è bene ripeterle e ridirle e reiterarle con piccoli cambi di prospettiva, e ribadirle.