Baco

bà-co

Significato Larva di insetto; difetto (in particolare di un sistema informatico)

Etimologia forse dal latino opacum, ‘oscuro’.

Che gli insetti siano poco attraenti è un dato di fatto largamente condiviso. A maggior ragione nella loro fase larvale, quando si contorcono strisciando di qui e di là. Ma, a essere giusti, chi ha inventato i loro nomi ha un po’ esagerato.

In latino “larva” era uno spettro infernale, che aveva la stessa radice etimologica dei lari (le divinità protettrici della casa), ma era molto meno simpatico. Quanto al baco, Nocentini propone la derivazione da opacum, nel significato di “ombroso, scuro” e quindi “spaventoso”.

Certo è che lo spavento, coi bachi, qualcosa c’entra. Infatti una variante settentrionale di baco è bau, dal cui raddoppiamento nasce il Babau, essere immaginario che evochiamo da sempre come spauracchio per i bambini.

Anche quando saltiamo fuori da dietro un angolo per spaventare qualcuno solitamente urliamo: “BU!” E, per quanto strano sembri, questo grido ha la stessa origine di “baco”, tanto che in Toscana “far baco baco” significa appunto riapparire all’improvviso per spaventare o divertire i bambini, anche solo nascondendosi il viso con le mani (attività altrimenti detta bubù-settete).

E sì che il baco è uno degli esseri più inermi dell’universo, e può anche esserci parecchio utile. È da ben 5000 anni che i bozzoli pazientemente tessuti da alcune specie di falene (in particolare la Bombyx mori) sono altrettanto pazientemente sbozzolati per ricavarne la seta. Il che in effetti fa ridere: uno dei filati più preziosi è, a conti fatti, bava di insetto.

Appunto la bachicoltura ha dato origine alla fortunata espressione “andare in vacca”, giacché talvolta le larve, ammalandosi, si gonfiavano come piccole vacche, spesso segnando la rovina del loro allevatore. Perfino l’aggettivo “bombastico”, calco dall’inglese bombastic, viene per vie insospettabili dalla specie Bombyx.

D’altra parte il termine baco si applica anche a creaturine meno affabili, ossia i vermetti che infestano la frutta o le farine. E questo forse spiega la loro aura inquietante, dato che per i nostri predecessori la fame era sempre dietro l’angolo.

Ad ogni modo è in questa veste che il baco ha originato una cascata di termini, che continua a ruscellare tutt’ora. Anzitutto l’aggettivo “bacato”, volentieri riferito al cervello altrui e, più in generale, a qualunque cosa ci sembri guasta o imperfetta. In informatica poi il baco è l’equivalente del bug inglese, ossia il difetto di programmazione, che può far inceppare il sistema.

Anche il verbo sbigottire si lega al baco, per gli amici settentrionali bigo. Ed è forse imparentato col bigotto, che per il suo comportamento fastidioso e gli abiti scuri può essere accostato a un insetto. Restando sul vestiario, poi, i bachi non sono forse estranei neppure a “imbacuccarsi”, derivato da “bacucco” ossia cappuccio. Del resto, meglio di un baco nel bozzolo non si imbacucca nessuno.

Peraltro i bachi, in un tocco di frivolezza, hanno tenuto a battesimo anche i bigodini, che assomigliano appunto a vermetti, o meglio ancora a bachi in bozzolo. E, dulcis in fundo, nasce da loro anche il “bighellone”.

Infatti, oltre a incutere timore col loro aspetto e l’abilità di intrufolarsi dappertutto, le larve sono indiscutibilmente delle fannullone, il cui unico scopo nella vita è mangiare e dormire. Quando poi si imbozzolano sembrano proprio raggiungere l’apice della nullafacenza, anche se, viste le trasformazioni incredibili che attraversano, in realtà è proprio il periodo in cui sono più impegnate.

Parola pubblicata il 29 Gennaio 2024

Parole bestiali - con Lucia e Andrea Masetti

Un lunedì su due, un viaggio nell'arcipelago dei nomi degli animali, in quello che significano per noi, nel modo in cui abitano la nostra vita e la nostra immaginazione.