Acquilunio

Parole d'autore

ac-qui-lù-nio

Significato Riflesso della luna in uno specchio d’acqua e più in generale paesaggio caratterizzato da giochi di luce dovuti al riflettersi della luna sulla superficie del mare o di un lago

Etimologia Parola macedonia derivata da ‘acqua’ e ‘luna’, su modello di ‘plenilunio’; coniata da Mario Luzi in Per il battesimo dei nostri frammenti (1985).

Si direbbe che la luna intrattenga una particolare confidenza con l’acqua: le maree rispondono al suo richiamo e mari e laghi fanno a gara per esaltare la sua pacata bellezza. Peraltro l’acqua e la luna sono affini anche sul piano simbolico, venendo spesso associate al principio femminile (quindi anche alla fecondità e al mondo delle emozioni).

Nella lingua svedese tale connubio ha dato origine a una parola molto specifica: mångata, letteralmente la strada della luna, ossia la linea disegnata dal riflesso lunare sull’acqua. La lingua italiana non possiede un equivalente preciso, tuttavia la poesia di Luzi ci offre un neologismo suggestivo, benché mai entrato nell’uso:

Si sfece in una rissa
di lucciole e faville
[…] s’infranse
tutto, tornò puro ed uno
quel poco prima intrepido acquilunio…

E lei che di questo
chi sa come si rammenta,
[…] quel segno a fiore d’acqua,
quella profondità latente –
la storia umana, pensa,
entrata e uscita dal firmamento.

La prima strofa potrebbe essere la descrizione di un quadro impressionista: una folata di vento a pelo d’acqua scinde il riflesso lunare in innumerevoli gocce di luce, che poi gradualmente si ricompongono. Ma è la seconda strofa a svelarci il simbolismo insito nel quadro. Come la luna si immilla in un disordinato scintillamento, così, nella visione di Luzi, ogni elemento del creato è il riflesso di un’unica sostanza, un solo principio divino.

Curiosamente – ma non troppo, visto l’interesse di Luzi per l’Oriente – questo è proprio uno dei significati che la tradizione buddhista attribuisce alla luna riflessa. In particolare il monaco zen Dogen ha sottolineato come la luna, benché unica e immensa, si renda presente in ogni goccia d’acqua; allo stesso modo una sola illuminazione si riflette in tutti gli esseri viventi, secondo le loro diverse disposizioni.

Tornando a Luzi, ciò implica che la “rissa” dei contrari – bene e male, vita e morte – è in realtà transitoria: la molteplicità dei fenomeni ha avuto origine dall’Uno ed è destinata a ritornarvi, così come l’immagine della luna si ricompone una volta passato il vento. L’intera storia umana altro non è che un’effimera increspatura sulla superficie della vita universale.

Questo potrebbe suggerire l’idea che l’esistenza umana sia una pura apparenza, un grappolo di illusioni. Del resto cercare (o promettere) la luna nel pozzo è un modo tradizionale per descrivere obiettivi impossibili da realizzare. Anche in cinese e giapponese esiste un’espressione affine, che definisce qualcosa di bello ma irraggiungibile: “Il fiore allo specchio, la luna nell’acqua” (鏡花水月).

In realtà Luzi ritiene che le vicende della vita non siano affatto illusorie né ininfluenti: “Niente è come se non fosse stato”, sentenzia in un altro componimento. Ogni cosa infatti, per quanto piccola, contribuisce al percorso del cosmo verso l’unità, nella quale tutte le cose saranno accolte e salvate.

In effetti anche nel modo di dire cino-giapponese la luna riflessa ha un duplice significato: in senso positivo descrive qualcosa di sottile e profondo, esperibile nella vita ma non pienamente definibile a parole. Ed è questa accezione che si avvicina di più all’‘acquilunio’ luziano: il riflesso lunare evoca una “profondità latente”, il mistero della vita che possiamo appena presentire.

Più esattamente nel riflesso si incontrano due profondità, quella infinita del cielo e quella imperscrutabile del mare. Per questo forse l’acquilunio ci affascina tanto: è un bacio fugace scambiato tra due abissi.

Parola pubblicata il 23 Agosto 2021

Parole d'autore - con Lucia Masetti

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