Borraccia

La strana coppia

bor-ràc-cia

Significato Recipiente di alluminio, plastica o simili per contenere acqua o bevande, in passato usato da sportivi e soldati e oggi di uso comune

Etimologia dallo spagnolo borracha 'fiasca di cuoio', da borracho 'ubriaco', forse derivato dal latino burrus 'rossiccio'.

A leggere la definizione di borraccia sui dizionari, oggi, si avverte un sentore démodé di polvere e sudore. Prendiamo il De Mauro: “fiaschetta di materiale vario usata da militari, escursionisti, ciclisti, ecc. per conservarvi l’acqua o altre bevande”. Poche le variazioni sugli altri vocabolari, con il Treccani che cita i cacciatori al posto dei ciclisti, precisa che la borraccia può essere “con o senza isolamento termico” e nella sua bottega online compie il salto dalle parole alle cose, vendendo – tra libri, agende, quaderni e matite – un’elegante borraccia di color nero con stampata la definizione della parola, e che a stento (nonostante l’aggiunta ‘tecnica’ di un moschettone) si immagina pensata precipuamente per soldati, escursionisti e cacciatori.

Il fatto è che i dizionari faticano a star dietro ai mutamenti sociali. Sino a vent’anni fa, quasi nessuno si portava l’acqua da bere al lavoro o a scuola; poi, idratarsi molto e spesso parve diventare un imperativo, e quasi tutti iniziarono a munirsi di bottigliette di plastica; da alcuni anni, infine, quando il mondo ha preso coscienza del problema della plastica dispersa nell’ambiente, tutti – impiegati e studenti assai più che cacciatori e ciclisti, i quali di norma usano equipaggiamento specifico – hanno dismesso le bottigliette di plastica in favore di bottiglie di acciaio inox dal design moderno e accattivante, che chiamiamo ‘borracce’ ancorché assai dissimili dalle tradizionali fiaschette di alluminio ricoperto di panno.

Urbano-modaiola, tecnica o d’antan, comunque ‘borraccia’ viene dallo spagnolo borracha, che significa appunto… ubriaca. Eh sì: anche stavolta c’è una storia da ricostruire, che secondo alcuni risalirebbe al latino burrus ‘rosso’ (da cui anche sbirro), a sua volta dal greco purrós, nato dalla stessa focosa radice protoindoeuropea che ha prodotto l’inglese fire, il tedesco Feuer e la polvere pirica. Borracho, quindi, avrebbe indicato in origine l’ubriaco, in riferimento al colore rossiccio del volto di chi ha bevuto; poi, il significato si sarebbe riversato nella fiaschetta di cuoio usata per il vino (borracha, in spagnolo odierno bota), ‘beona’ suo malgrado. Oggi, però, la maggior parte degli studiosi ritiene che le cose siano andate al contrario: prima nacque il nome borracha (forse come incrocio tra botella e il catalano morratxa, ampolla), poi l’aggettivo borracho, che quindi varrebbe ‘pieno di vino come una borracha’ – d’altra parte, ancora oggi in spagnolo si dice borracho como una cuba, ubriaco come una botte, e noi diciamo ‘come una zucca, una cucuzza’ (perché le zucche vuote si usavano come recipienti).

Normali travasi di significato – oltre che di alcolici – tra oggetti e persone, insomma, così com’è normale che i dizionari inseguano col fiatone il mutare della realtà. Sorprendente, invece, che ad avere il fiato più grosso sia Wikipedia, enciclopedia nata digitale e liberamente modificabile: alla voce ‘borraccia’ rileva che oggi essa è “meno usata poiché viene soppiantata dalle bottiglie in plastica” (mentre ultimamente avviene l’esatto contrario), mostra soltanto foto di borracce militari d’altri tempi e quanto all’uso sportivo si limita a rievocare l’epico passaggio di borraccia tra Coppi e Bartali al Tour de France del 1952. Il Treccani, quanto meno, aggiunge il dettaglio per cui le borracce odierne possono essere anche termoisolanti. Vero, ma così non invadono il campo dei thermos? Non proprio: questi ultimi hanno un sistema di isolamento diverso e più efficace, e possono essere molto più capienti.

Infine, c’entra qualcosa l’abborracciare? No: quella sembra essere un’altra storia.

Parola pubblicata il 22 Dicembre 2020

La strana coppia - con Salvatore Congiu

Parole sorelle, che dalla stessa origine fioriscono in lingue diverse, possono prendere le pieghe di significato più impensate. Con Salvatore Congiu, insegnante e poliglotta, un martedì su due vedremo una di queste strane coppie, in cui la parola italiana si confronterà con la sorella inglese, francese, spagnola o tedesca.