Complessione

com-ples-sió-ne

Significato Costituzione fisica; carattere, indole

Etimologia voce dotta recuperata dal latino complexio ‘abbraccio, compagine, temperamento’, da complecti ‘abbracciare, comprendere’.

  • «Ha una complessione estremamente robusta, nel corpo e nella mente.»

È una parola più che vintage, e le sue fortune dei secoli scorsi si sfinano sempre più. Eppure il suo significato insiste su un tratto della realtà che ha un gran bisogno di parole, perché è un tratto delicato. Infatti ci parla dello stato, della struttura, dell’aspetto di una persona.

Ci si legge dentro facilmente, e questo già ci traina verso considerazioni di una bella caratura: la complessione è parente del complesso. Il problema è che il complesso è complesso — innanzitutto perché in latino aveva dei significati primari che non erano quelli che pensiamo noi, e anche la complexio era solo in ultima battuta qualcosa di simile alla nostra complessione.

Complecti significa abbracciare, cingere — alla lettera è un ‘piegare insieme’. La complexio è l’abbraccio, che poi (senti che bel passaggio) diventa il riepilogo, il sunto, che in effetti riprende e circonda. Scegliendo il versante della complessità, si fa pure problema insolubile, così ripiegato su sé stesso da non potersi sciogliere. Però può essere più semplicemente un mucchio, una compagine; e infine anche il temperamento, il carattere di una persona.

Ha via via rimontato l’idea che la persona non è una somma disintegrata di apparati che non hanno a che fare gli uni con gli altri. Siamo un tutto insieme, e gli approcci olistici che contemplano questa totalità ci sono sempre più familiari. Ecco, la complessione s’installa da queste parti.

Indicare lo stato di una persona, inteso come temperamento, carattere, struttura, situazione complessiva di salute e anche di aspetto, ci risulta utile — magari è un inquadramento generale che ha anche un rilievo medico, ma non necessariamente: è un’impressione globale che troviamo eloquente.
La costituzione di una persona può riferirsi a uno stato generale valutato clinicamente (pensiamo al famoso certificato di sana e robusta costituzione), ma si può parlare in maniera anche più andante di costituzioni gracili o forti. Però il riferimento è soprattutto a uno stato fisico. Discorso analogo, anzi ancor più marcato e superficiale, si può fare per la corporatura — che non ha nemmeno un afflato di salute, e in pratica si riflette solo sulla stazza, la forma, l’aspetto del corpo, come una figura ma un po’ più didascalica, un po’ più prosaica. E potremmo proseguire con la silhouette, con lo stesso fisico.
La tempra invece ci parla di una certa fibra che è fisica sì ma anche morale e intellettuale (e in effetti anche la fibra lo fa): si avvicina anche al temperamento e alla disposizione — che però investono di più l’animo — e non parla tanto di una figura, di un aspetto.

La complessione (voce che nasce in tempi remoti, attestata già alla metà del Duecento) è più pianamente figlia di un tempo in cui questi piani erano strettamente intrecciati. Parlare del fisico di una persona significava anche parlare del suo carattere, della sua indole — pensiamo a che cosa significasse (e be’, in effetti significhi ancora) parlare della complessione sanguigna di una persona. E anche se non siamo seguaci d’Ippocrate — e quindi la medicina degli umori in equilibrio funambolico fra bili nere e gialle, flemme e sangui non è tanto nelle nostre corde quanto lo era in quelle della medicina antica — la complessione continua ad avere chiaramente questo orizzonte complessivo, che tiene tutto insieme. Nell’uso arcaico poteva perfino avere un profilo da essenza costitutiva, da natura stessa di qualcosa o di qualcuno.

Ultima osservazione rilevante che avevamo anticipato: una parola che parla dello stato di una persona è una parola che parla di una materia delicata. Si può facilmente scendere nel ruvido e nello scabroso, parlando delle impressioni di figure e tempre. Ecco, la complessione, con la sua discreta finezza e con la sua intelligenza, ci permette di camminare sulle uova con la grazia di un elfo dei boschi.

Posso parlare della complessione dell’amica che le permette solo sforzi contenuti, di una complessione che traspare dalle espressioni più ricorrenti sul viso, di una complessione un po’ provata o più florida che tende a cedere o a fronteggiare certe asprezze — ma, se proviamo a muoverci in modo più libero — anche della complessione di un sentimento, così saldo e appassionato, o così fragile e sfibrato.

Certo è una parola ricercata, che può risultare poco familiare; però ha dei pregi tali che poterla contemplare può fare la differenza.

Parola pubblicata il 10 Febbraio 2024