Compromettere

La strana coppia

com-pro-mét-te-re (io com-pro-mét-to)

Significato Mettere a rischio, rovinare

Etimologia voce dotta recuperata dal latino compromìttere 'rimettersi al giudizio di un arbitro'.

– A me sembra che voi compromettiate Augusta.
– Augusta? – domandai io credendo di aver sentito male.
– Sì! – confermò la signora. – Voi la lusingate e la compromettete.

Ben quarantotto volte, ne La coscienza di Zeno di Italo Svevo, compare il verbo ‘compromettere’ o un suo derivato, e non è esagerato affermare che si tratti di una parola-chiave del romanzo. Un secolo fa, frequentare una ragazza e tuttavia indugiare a chiederne la mano significava comprometterla, ossia minarne la reputazione; nei casi più gravi persino infamarla, precludendole per sempre la via di un matrimonio ‘onorevole’. Per evitare che ne uscisse compromessa, bisognava che fosse promessa tempestivamente in sposa; che l’uomo si assumesse le proprie responsabilità: che si impegnasse, cioè, a … fare il compromesso. Bel pasticcio, no? 

Eppure, in sé stessa la parola è affatto trasparente: promettere è pro-mettere, in latino promittere, letteralmente ‘mandare, mettere avanti’, quindi ‘preannunciare’ e, appunto, ‘promettere, garantire, impegnarsi’. Aggiungendo anche il prefisso con-, abbiamo promettere insieme. Al di là dell’accezione tecnica – un tempo l’unica esistente in italiano e oggi obsoleta – di rimettere una controversia al giudizio di un arbitro, è chiaro che si tratta di un impegno reciproco, qualcosa che si con-trae, un contratto. In questa luce ci parrà meno bizzarro il fatto che in spagnolo comprometerse con una chica significhi fidanzarsi ufficialmente con una ragazza, promettere di sposarla. D’altronde, in terra iberica come in Italia questo fidanzamento ufficiale si chiama compromesso (in spagnolo compromiso). 

Com’è accaduto, allora, che ‘compromettere’ abbia acquisito il significato di mettere a rischio, danneggiare qualcosa o pregiudicare la reputazione di qualcuno? No, niente goliardate semantiche del tipo spose-manette, stavolta. Però è evidente che sul significato del verbo, com’è normale che accada nella storia delle lingue, qualcuno ha ricamato, e nella fattispecie sono i francesi, che a partire dal Seicento iniziarono ad usare compromettre nel senso di ‘mettere a repentaglio, danneggiare’. L’accezione filtrò in italiano all’inizio dell’Ottocento, tosto aborrita – prevedibilmente – dai puristi, che la stigmatizzarono quale inutile gallicismo, “del quale non abbiam bisogno”.

Bisogno o no, da allora, caduta in disuso l’originaria accezione giuridica, quello è diventato l’unico significato del verbo – peraltro in curioso contrasto con il senso del sostantivo corrispondente, derivato dal suo participio passato: compromesso, infatti, ha mantenuto il significato di ‘contratto’, ‘accordo’, e non solo in italiano e spagnolo ma anche in francese (compromis), inglese (compromise) e tedesco (Kompromiss). Come si arriva, quindi, al senso peggiorativo di ‘compromettere’ e ‘compromettersi’? 

Se torniamo al punto di partenza, il compromittere latino, vediamo che contiene in nuce tutti gli sviluppi successivi nelle diverse lingue. Rimettersi al giudizio di un terzo vuol dire affidare la propria causa all’arbitrio di qualcuno, ma ciò equivale a metterla a repentaglio, rischiare di perdere tutto: comprometterla. D’altra parte, il compromissum rimane pur sempre un promissum: promessa, impegno, come appare chiaramente nello spagnolo compromiso, rimasto, rispetto ai cugini europei, più fedele al senso originario, significando l’impegno anche come militanza politica e sociale. Compromettersi, insomma, è impegnarsi, mettersi in gioco, in mare aperto, impelagarsi, rischiare il naufragio – non solo matrimoniale!

Poi, certo, si può anche decidere di non salpare mai, come il George Gray di Spoon River, a cui scolpirono sulla lapide una nave con le vele ammainate, o di viaggiare con la stiva vuota: compromettere tutto per non compromettere niente.

Parola pubblicata il 26 Maggio 2020

La strana coppia - con Salvatore Congiu

Parole sorelle, che dalla stessa origine fioriscono in lingue diverse, possono prendere le pieghe di significato più impensate. Con Salvatore Congiu, insegnante e poliglotta, un martedì su due vedremo una di queste strane coppie, in cui la parola italiana si confronterà con la sorella inglese, francese, spagnola o tedesca.