Epico
è-pi-co
Significato Che racconta gesta eroiche; eroico; grandioso, straordinario
Etimologia voce dotta recuperata dal latino èpicus, prestito dal greco epikós ‘della poesia epica’, derivato di épos ‘poema epico’, propriamente ‘racconto, detto’.
- «È stata una partita epica, che si è decisa con un'incredibile rimonta negli ultimi cinque minuti.»
Parola pubblicata il 14 Marzo 2026 • di Giorgio Moretti
Oggi, se parlo della scena epica a cui ho assistito per strada, difficilmente mi starò riferendo a gesta eroiche. A pensarci ha preso una piega senz'altro insolita, l'epico: dopotutto, a dispetto di usi spicci, avrebbe un pedigree cristallino e di antichissima nobiltà — l’epica è un genere che vanta capisaldi letterari dei più noti universalmente. Partiamo da qui.
L'etimologia ci aiuta ma in maniera sibillina: l'épos greco (specie al plurale) è il poema... epico. E grazie. Però ha dei significati nucleari più eloquenti — è la parola, il detto. Possiamo dire che l'épos consiste nelle 'cose raccontate'; e che cosa è che viene raccontato per questa antonomasia? Imprese memorabili, appunto, gesta eroiche, in cui qualcosa di storico (in particolare il passato di una comunità), si intreccia con qualcosa di mitico (le vicende di un eroe, la vicenda di un popolo). Peraltro potremmo avere la ragionevolissima tentazione di dire che l'epico tratta il mitico — ma rilevando che il greco mŷthos significa 'racconto fantastico' ma propriamente 'discorso, parola', capiamo di esserci un po' morsi la coda e di non aver spiegato moltissimo. Siamo semplicemente (!) davanti a quel genere di racconto con cui una civiltà o una classe si rappresenta, si identifica.
Detto questo capiamo bene come è che l'epico, più genericamente, diventi l'eroico: pensiamo all'epico salvataggio delle persone intrappolate nell'edificio in fiamme, all'epica resistenza di dissidenti contro un'autocrazia. Ma già intravediamo il sentiero di evoluzione del concetto: l'epico è eroico e l'eroico è grandioso, straordinario — in senso molto ampio e svincolato da imprese e virtù che be', nel curriculum eroico sono richieste.
Posso parlare del tiramisù epico che viene portato in tavola — un metro quadro di superficie, quattro strati di savoiardi intinti in caffè e vermouth, quattordici chili di crema al mascarpone. Posso parlare dell'epica biblioteca di fumetti dello zio — quasi ventimila volumi, conservati in una cappella sconsacrata, su scaffali con ballatoio. Magari, anche degli epici boschi dell'Appennino, delle spiagge epiche della Sardegna, dell'epica fioritura dei crochi.
Sono qualificazioni lontane dall'epica classica: non sono gesta eroiche — anzi non sono gesta. Ma comunque hanno un'attitudine alla celebrazione, c'è un'energia indomita, se non marziale, e in filigrana un'eco di conflitto eroico, un senso di lotta si può intravedere.
Poi certo, questo è estremamente più scoperto quando parlo dello scontro epico che al paese si preannuncia fra le due liste civiche, delle dimissioni epiche della collega che dopo l'ultima angheria molla la direzione in mezzo al guado, o di come la sfida di equilibrio che mi ha lanciato un novenne ai giardini si concluda con un mio fallimento epico e tanti cari ringraziamenti ai soccorritori dell'ambulanza.
Siamo su un crinale in cui il significato ha già tutta la versatile ampiezza del madornale, del grandioso, dello straordinario, ma si continua a percepire un paesaggio mitico e conflittuale — di enormità ancestrali e virtù maestose. Quel tiramisù, quella biblioteca, e poi quei boschi, quelle spiagge, quella fioritura acquistano, con l'epico, anche un'intima dimensione di memorabile sfida.
Chiudiamo con un'ultima nota: l'epico classicamente si contrappone al lirico, che è poetico e ha una dimensione profondamente personale. Pensiamo alla differenza fra un proclama epico e un proclama lirico — uno ha un tratto perfino bellicoso, l'altro ha la grazia dell'intimità.