Esattore

La strana coppia

e-sat-tó-re

Chi ha il compito di riscuotere somme di denaro, specie tributi

voce dotta recuperata dal latino exactor, che è da exactum 'esatto', propriamente participio passato del verbo exigere 'esigere', derivato di agere 'condurre' col prefisso ex-.

Ci sono categorie professionali che, per forza di cose, non hanno mai goduto di grande popolarità. Un tempo erano perlopiù mestieri che battevano territori tabù quali la morte (becchini, boia) o incorrevano in peccati capitali come l’avarizia (usurai). Oggi, più banalmente, si tratta di figure alle quali associamo una minaccia di dolore fisico (i dentisti) o la sanzione delle nostre infrazioni alle regole (i vigili). Ma chi ha suscitato un odio feroce, unanime e costante in ogni tempo, sono specialmente gli esattori delle tasse. Come mai?

Alcuni riterranno la domanda inutilmente retorica, altri rimarcheranno sarcastici che ciò accade soprattutto in Italia, data la notoriamente scarsa propensione nazionale al pagamento delle imposte. Tuttavia, a parte il fatto che non si ha notizia di Paesi in cui folle di cittadini giubilanti inondino le strade ad ogni imposizione di tasse, si dà il caso che vi sia una nazione in cui persino la parola esattore è stata privata di legittimità, e non si tratta dell’Italia bensì della Francia. Possibile che oltralpe abbiano un senso civico persino più anemico del nostro? Prima di proferire un’accusa tanto grave, vediamo se l’etimologia ci offre una spiegazione più rassicurante.

L’etimo di esattore, prevedibilmente, non è proprio simpatico: deriva dal latino exactor, a sua volta da exactum (esatto), che è il participio passato del verbo exigere (esigere), formato da agere col prefisso ex-. Il senso originario del verbo è perciò “spingere o tirare fuori, scacciare, far uscire”, e da questo nucleo si dipanano poi altre accezioni, tra cui portare a termine, misurare, pesare, e quindi soppesare, esaminare e giudicare (da cui anche examen, “esame”, ed exactum, “esatto”, che in origine era “pesato esattamente”), ma anche – ed è ciò che qui ci interessa di più – esigere, riscuotere, pretendere. Tale significato, partendo dal nucleo di “tirare fuori”, è tanto trasparente quanto brutale: esigere non è semplicemente chiedere, ma chiedere imperativamente, in un modo che non ammette obiezioni. Si esige rispetto, obbedienza, delle scuse per un’offesa subita; ma si esige anche una somma che è dovuta, e in questo caso la trita metafora del cittadino spremuto come un limone dal fisco acquista un senso decisamente realistico: se exigere è “tirar fuori”, l’esazione del tributo è letteralmente un’estrazione, qualcosa di estorto al riottoso contribuente.

Estorto: ecco la mossa semantica compiuta dai francesi. Mentre noi italiani, pur brontolando e architettando mille scantonamenti, non abbiamo mai contestato all’esattore il diritto di esigere, essi lo hanno aggredito sul piano lessicale, trasformandolo in uno spregevole concussore, un estorsore, uno che pretende qualcosa abusivamente. In seguito si sono spinti anche più in là, affibbiando all’exacteur pure le qualifiche di vessatore, grassatore, brigante.

E il legittimo esattore, allora, in Francia com’è chiamato? semplicemente percepteur (percettore) o collecteur d'impôts (collettore, raccoglitore di imposte). La sostanza non cambia, si dirà – con le parole di Giulietta a Romeo, in fondo che cos‘è un nome? Dopotutto, mica hanno eliminato la riscossione delle tasse. Eppure, crediamo davvero che i nomi non abbiano alcun peso? Tra uno che percepisce e raccoglie e uno che esige, siamo sicuri che non cambi proprio nulla? A volte, basta poco per essere visti con altri occhi.

Parola pubblicata il 16 Luglio 2019

La strana coppia - con Salvatore Congiu

Parole sorelle, che dalla stessa origine fioriscono in lingue diverse, possono prendere le pieghe di significato più impensate. Con Salvatore Congiu, insegnante e poliglotta, un martedì su due vedremo una di queste strane coppie, in cui la parola italiana si confronterà con la sorella inglese, francese, spagnola o tedesca.

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