Manierato

ma-nie-rà-to

Significato Ricercato, esageratamente affettato e convenzionale

Etimologia da manierare, derivato di maniera, prestito dal francese manière o del provenzale maniera, dall’antico francese manier ‘fatto con le mani’, che continua il latino manuàrius ‘da mano’, derivato di manus ‘mano’.

  • «Si esprimeva con parole manierate, stando ben attento a compiacere i suoi ospiti.»

È una parola rilevante, perché ci parla di un aspetto del mondo che evidentemente la lingua ritiene particolarmente insidioso, e perciò importante. L’eccesso di affettazione, di artificio, di studio nei comportamenti.
Ora, qui ci tocca camminare su un terreno strano: da un lato ‘maniera’ è una parola che usiamo con semplicità assoluta, in maniera del tutto spontanea. Dall’altro è la base di concetti più complessi, perfino specialistici, che tendono a intrecciarsi fra loro — ma noi, come sempre, intendiamo tenerli ben distinti.

La maniera è di base un modo, un modo di fare — etimologicamente legato al fare con le mani: l'antico francese manier qualifica proprio il 'fatto con le mani' e continua il manuarius latino.
Un’importante accezione di ‘maniera’, che precisa questo generale modo, è quella di ‘stile particolare di un artista o di una scuola’. Ad esempio posso commentare un dipinto eseguito secondo la maniera del Mantegna. Questo uso però raggiunge una specifica antonomasia, raccolta nel movimento del manierismo: nel tardo Rinascimento, dopo Michelangelo e Raffaello, l’arte tende a imitarli in modo esasperato — e questa è sostanzialmente la corrente manierista.

Si potrebbe pensare che il manierato, ricercato e lezioso com'è, peschi da questo stagno. Ma dobbiamo interporre qualcosa. Basta rileggerlo, stavolta con attenzione, per capire che il manierato nasce come participio passato, in particolare del verbo manierare.

Questo è un verbo letterario, raro — non antico, è settecentesco. Sviluppa l'accezione migliore della 'maniera': quella di garbo, creanza, che riconosciamo quando parliamo di come l'amico nel salotto spicchi per maniere. Manierare è abbellire, ma abbellire in modo affettato, abbellire con artifici, e in maniera conformista, priva di naturalezza. Le misure di svenevolezza e leziosaggine sono epifenomeni dell'imitazione.

Il manierato spicca fra i suoi sinonimi per la ricerca che applica al suo modo di fingere, di seguire, di convenire — una ricerca curatissima, di raffinatezza perfino lambiccata. L'affettato (parente del fare) fotografa qualcosa del genere, che però riesce meno macchinoso e probabilmente più stucchevole; l'artificioso invece è più cervellotico, e non è necessariamente imitativo e derivativo; il lezioso è svenevole ma può essere del tutto naturale. il ricercato è piano e onesto, e sa presentarsi in maniera schiettamente positiva. Qualcosa di analogo si può dire per lo studiato, che può anche avere un esito fine e disinvolto. Il convenzionale, pur cogliendo un tratto caratteristico del manierato, di solito si orienta con semplicità sul non originale, e magari sul condiviso.

Posso parlare dei modi di dire manierati che l'amico sfoggia in una particolare compagnia; posso parlare del copione manierato dell'ingresso della torta di compleanno; posso parlare del libro manierato che intenderebbe proseguire il filone aperto da alcuni romanzi di successo.

La maniera si fa aderenza alla maniera, e quindi conformismo innaturale strutturato con ricercatezza. Davvero un attributo tagliente, il manierato.

Parola pubblicata il 12 Marzo 2026 • di Giorgio Moretti