Tolleranza

tol-le-ràn-za

dal latino: toleràre, forma durativa di tòllere sollevare. Quindi, sostenere, tenere sollevato, sopportare.

La tolleranza di cui ci si impasta la bocca nei discorsi buonistici è sopportazione. Sopportazione di qualcosa che resta un peso, che si ammette e consente per forza maggiore (legge, etica, etichetta).

A provocatorio parere di chi scrive, tolleranze come quella religiosa -per fare l'esempio più semplice- non dovrebbero esistere. Non dovrebbe esistere in generale la tolleranza del diverso. Dovrebbe esistere un'accettazione reciproca, comprensiva, in nome di qualcosa di più alto - che è la vita. Un'accoglienza serena dell'altro che cessa di subire un peso imposto, e che ricomprende le diversità delle correnti in un sentimento serafico di consapevolezza e complicità.

Parola pubblicata il 21 Agosto 2010

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