Menestrello

me-ne-strèl-lo

Significato Artista di corte che si esibiva suonando e cantando versi altrui o propri; chi canta in luoghi pubblici

Etimologia attraverso il francese ménestrel, dal latino tardo ministeriālis ‘domestico incaricato di un servizio’, da ministĕrium ‘ufficio, servizio’.

Che famiglia popolare!
Dal ministro alla minestra, dal mestiere al menestrello. E tutto inizia dal minister, il servitore, un umilissimo derivato di minus, ‘meno’, opposto al magis da cui scaturisce il magister.

Il ministerium da cui il mestiere è il servizio, l'ufficio; nel latino tardo il ministerialis principia due vie differenti — da un lato era il funzionario imperiale, dall'altro il domestico incaricato di un servizio. Ed è da questo profilo che nasce il menestrello medievale (non stupisce che sia un prestito, dal francese ménestrel).

Siamo davanti, famosamente, a un cantore di corte. Non è un giullare — i giullari sono feccia vilissima, intenta in spettacolucci buffoneschi. (Feccia vilissima che ha rivitalizzato un teatro morto e imbalsamato, e ha ricucito i brandelli dell'Italia a forza di cantari e ritmi in una lingua sovralocale, ma non divaghiamo.) Certo però il menestrello non è nemmeno un trovatore, o un troviere — poeta di rango che compone... letteratura.

È un domestico stipendiato, che suona e canta versi spesso altrui. Sicuramente è un artista — e oggi forse si direbbe che la sua era una residency. Ma non resta inchiodato lì: il menestrello si fa anche girovago, nomade delle piazze. Ed è forse questo il profilo del menestrello che molto dopo, nella corrente del Romanticismo, avrà più fortuna come idealizzazione del poeta d'amore. Il passo successivo, ingeneroso ma non immeritato, è al poetastro sdolcinato.

In ogni caso, se siamo qui a parlarne in una prospettiva storica così articolata e con tentacoli che arrivano fino a oggi, e se anche a fianco di pur esimi colleghi continua a dirci qualcosa, significa che qualche carta interessante ce l'ha.

Il giullare, lo abbiamo detto, è un buffone buontempone e giocherellone. Il suo nome, attraverso il provenzale joglar, viene dal latino iocularis 'scherzoso', un derivato di un diminutivo di iocus 'scherzo', ma soprattutto 'gioco di parole'. (È un'etimologia a cui sono molto affezionato: ricordo me a sedici anni che la trascrivevo su un quaderno, sorpreso, mentre ce la raccontava Stefano Massini, che ai tempi teneva il corso di teatro a scuola nostra.) In ogni caso, se dico che sei un giullare, non ti sto facendo un complimento: sei un buffone che ci si mette d'impegno.
Il trovatore è rimasto confinato in una dimensione esclusivamente storica. La sua stupefacente cortesia, la fitta trama simbolica che ha tessuto, continuano ad essere fra le pietre angolari del nostro immaginario — ma lì resta, hanno ritirato il numero di maglia.

Il cantastorie è più vicino a noi; lo possiamo incontrare facilmente in una fiera di paese, e anzi molti artisti amano ancora dirsi tali — che cantino, che compongano versi o no.

Altre figure vanno decisamente fuori strada, con sapori troppo decisi — il bardo, che è di antichità celtica (se ha la maiuscola è Shakespeare), come pure l'aedo o il rapsodo, che sono di antichità greca. Il cortigiano non dà in maniera immediata l'idea che canti.

Il menestrello è simpatico, con questo nome; non ha l'aria di essere troppo serio, sebbene possa essere colto. E per quanto resti ben confitto in un immaginario medievale, sa buttare rami romantici anche dalle nostre parti — cantando, celebrando, divertendo, a corte e in piazza, tassello artistico, tassello politico.
Possiamo parlare dell'estate da menestrello dell'amico musicista, che si è spostato lungo tutta la costa cantando e suonando di borgo in borgo; posso parlare dei menestrelli che si sono affaticati a celebrare un evento piccolo e interessante, o un grande amore fra due in vista; posso parlare del menestrello a cui molte personalità politiche dimostrano grande apprezzamento.

Parola pubblicata il 27 Settembre 2026