Menestrello
me-ne-strèl-lo
Significato Artista di corte che si esibiva suonando e cantando versi altrui o propri; chi canta in luoghi pubblici
Etimologia attraverso il francese ménestrel, dal latino tardo ministeriālis ‘domestico incaricato di un servizio’, da ministĕrium ‘ufficio, servizio’.
- «Alla sagra c'era un menestrello che intratteneva la gente in maniera garbatissima.»
Parola pubblicata il 27 Settembre 2026 • di Giorgio Moretti
Che famiglia popolare!
Dal ministro alla minestra, dal mestiere al menestrello. E tutto inizia dal minister, il servitore, un umilissimo derivato di minus, ‘meno’, opposto al magis da cui scaturisce il magister.
Il ministerium da cui il mestiere è il servizio, l'ufficio; nel latino tardo il ministerialis principia due vie differenti — da un lato era il funzionario imperiale, dall'altro il domestico incaricato di un servizio. Ed è da questo profilo che nasce il menestrello medievale (non stupisce che sia un prestito, dal francese ménestrel).
Siamo davanti, famosamente, a un cantore di corte. Non è un giullare — i giullari sono feccia vilissima, intenta in spettacolucci buffoneschi. (Feccia vilissima che ha rivitalizzato un teatro morto e imbalsamato, e ha ricucito i brandelli dell'Italia a forza di cantari e ritmi in una lingua sovralocale, ma non divaghiamo.) Certo però il menestrello non è nemmeno un trovatore, o un troviere — poeta di rango che compone... letteratura.
È un domestico stipendiato, che suona e canta versi spesso altrui. Sicuramente è un artista — e oggi forse si direbbe che la sua era una residency. Ma non resta inchiodato lì: il menestrello si fa anche girovago, nomade delle piazze. Ed è forse questo il profilo del menestrello che molto dopo, nella corrente del Romanticismo, avrà più fortuna come idealizzazione del poeta d'amore. Il passo successivo, ingeneroso ma non immeritato, è al poetastro sdolcinato.
In ogni caso, se siamo qui a parlarne in una prospettiva storica così articolata e con tentacoli che arrivano fino a oggi, e se anche a fianco di pur esimi colleghi continua a dirci qualcosa, significa che qualche carta interessante ce l'ha.
Il giullare, lo abbiamo detto, è un buffone buontempone e giocherellone. Il suo nome, attraverso il provenzale joglar, viene dal latino iocularis 'scherzoso', un derivato di un diminutivo di iocus 'scherzo', ma soprattutto 'gioco di parole'. (È un'etimologia a cui sono molto affezionato: ricordo me a sedici anni che la trascrivevo su un quaderno, sorpreso, mentre ce la raccontava Stefano Massini, che ai tempi teneva il corso di teatro a scuola nostra.) In ogni caso, se dico che sei un giullare, non ti sto facendo un complimento: sei un buffone che ci si mette d'impegno.
Il trovatore è rimasto confinato in una dimensione esclusivamente storica. La sua stupefacente cortesia, la fitta trama simbolica che ha tessuto, continuano ad essere fra le pietre angolari del nostro immaginario — ma lì resta, hanno ritirato il numero di maglia.
Il cantastorie è più vicino a noi; lo possiamo incontrare facilmente in una fiera di paese, e anzi molti artisti amano ancora dirsi tali — che cantino, che compongano versi o no.
Altre figure vanno decisamente fuori strada, con sapori troppo decisi — il bardo, che è di antichità celtica (se ha la maiuscola è Shakespeare), come pure l'aedo o il rapsodo, che sono di antichità greca. Il cortigiano non dà in maniera immediata l'idea che canti.
Il menestrello è simpatico, con questo nome; non ha l'aria di essere troppo serio, sebbene possa essere colto. E per quanto resti ben confitto in un immaginario medievale, sa buttare rami romantici anche dalle nostre parti — cantando, celebrando, divertendo, a corte e in piazza, tassello artistico, tassello politico.
Possiamo parlare dell'estate da menestrello dell'amico musicista, che si è spostato lungo tutta la costa cantando e suonando di borgo in borgo; posso parlare dei menestrelli che si sono affaticati a celebrare un evento piccolo e interessante, o un grande amore fra due in vista; posso parlare del menestrello a cui molte personalità politiche dimostrano grande apprezzamento.