Tirapiedi
ti-ra-piè-di
Significato Aiutante del boia nelle impiccagioni; chi serve qualcuno assecondandolo in tutto
Etimologia composto da tirare e piedi.
Parola pubblicata il 21 Gennaio 2026

ti-ra-piè-di
Significato Aiutante del boia nelle impiccagioni; chi serve qualcuno assecondandolo in tutto
Etimologia composto da tirare e piedi.
Parola pubblicata il 21 Gennaio 2026
Nella masnada degli aiutanti vili, il tirapiedi è il peggio. Non che ne manchino, eh, ma in figura si collocano tutti su azioni e ruoli un po’ meno spregevoli.
Ci basti pensare a quel gergo delle storie in cui l’eminenza malvagia è accompagnata dai suoi…?
Lacchè, magari. Quella di lacchè non era certo una professione vile, però. Era il valletto in livrea che precedeva o seguiva il padrone, anche negli spostamenti in carrozza (ricordiamo che il fido Tobia viene trasformato dalla Fata Madrina proprio in lacchè). Ma oggi è disonorevole, diciamo lacchè chi si umilia servilmente (frutto che da un lato è classista verso il lacchè, dall’altro realista verso lo sprezzo con cui il potere sul servo è esercitato).
Spesso scagnozzi. Che però sono bassi forte, più bassi che cattivi. In effetti, bassi come cani che scagnano, di quelli da caccia che abbaiano fiutando l’usta.
Talvolta galoppini, che però sono più faccendieri intenti a correre di qua e di là — nelle antiche canzoni di gesta ‘Galopin’ è un nome di messo, evidentemente e simpaticamente collegato a galoper, ‘galoppare’.
Gli accoliti, molto interessanti, si pongono in un contesto di genere settario, di impianto religioso, che non sempre è quello che vogliamo adombrare. Altrimenti abbiamo l’azzimata e viscida banda di adulatori, ruffiani, cortigiani, come anche di lustrascarpe (vedi il classismo che dicevamo: a saperle tener lustre, le scarpe...), leccapiedi (e altro) — che però non hanno tanto il ruolo di aiutanti, quanto di sostegni al compiacimento. Il tirapiedi è in origine un aiutante del boia — e lo aiutava in maniera specifica durante le impiccagioni.
Questo metodo tradizionale di eseguire una condanna a morte poteva essere, se ha senso fare distinguo con gli altri metodi, estremamente penoso: fra i più comuni, ha profondamente suggestionato l’immaginario condiviso. Possiamo pensare alle tremende immagini della più famosa poesia del poeta francese quattrocentesco François Villon, L'epitaffio di Villon, più comunemente nota come La ballata degli impiccati. De André ne ha tratto una canzone, che però non c’entra assolutamente niente — la poesia di Villon è una poesia vibrante di perdono, «Frères humains qui apres nous vivez», ‘Fratelli umani che dopo di noi vivrete’, esordisce, mentre la canzone di De André è di purissimo rancore.
Ad ogni modo, il tirapiedi aveva il compito di abbreviare l’agonia del condannato già penzolante nel vuoto, tirandolo, appunto, per i piedi. Questo sì che è un aiuto truce. E quindi non senza ragione il tirapiedi diventa chi è al servizio di qualcuno e ne asseconda ogni peggiore iniziativa. Non è modesto: è infame. Anche se arriva così tanto e terribilmente all’imo del peggio, da una posizione così vile e sprovvista di potere, da suscitare pietà. Nostri fratelli umani sono stati davvero tirapiedi. Possiamo immaginare non sia stato un destino dei più liberi. E forse gli impiccati di Villon estenderebbero la propria preghiera anche a loro.
Noi, per parte nostra, possiamo parlare dei tirapiedi che eseguono senza scrupoli gli ordini matti del capo, possiamo parlare dei tirapiedi che hanno protetto con ogni oscenità e ogni ignominia la persona a cui si erano votate, mentre il tirapiedi della dirigente ottiene infine l’incarico tanto desiderato. C’è degrado della dignità, nella figura di tirapiedi; il suo servilismo non è viscido, intento a lisciare. La sua cupa abiezione spera l’ombra di un vantaggio. Ma volentieri invano: al padrone piace il peccato, mica il peccatore.