Condottiero

con-dot-tiè-ro

Significato Chi guida; capitano di fama; persona a capo di comunità, di imprese, di forze politiche

Etimologia da condotta, che è da condurre, derivato del latino condùcere derivato di e ducere ‘guidare’ con prefisso con-.

  • «L'azione del gruppo era erratica, e lei ha assunto un ruolo di condottiera.»

Quella del condottiero è una figura particolarmente interessante, perché finisce per slittare un po’ via dal suo significato originario — che pure sarebbe lì, in bella vista.
Infatti il condottiero evoca facilmente immagini di campione combattente, in metafora o no; ma in realtà non stiamo parlando di un guerriero eroico e solitario, e nemmeno di un paladino. Il guerriero si presenta con la sua semplice, bellicosa competenza, il paladino costituisce un seguito elettissimo votato a una difesa ultima, indefessa e ardente. Il condottiero in effetti è un comandante, o meglio, chi guida in genere.

Potrebbe trarre il suo nome dalla condotta nel senso desueto di truppa condotta da un certo comandante e stipendiata da altri — la famosa compagnia di ventura, con in testa un capitano. O più pianamente, potrebbe trarlo dalla condotta in quanto ‘comando’ — la condotta, analogamente alla conduzione, sempre di un ‘condurre’ ci parla. Ad ogni modo il condottiero da sempre e comunque si distingue perché è semplicemente alla guida — e a lungo ha declinato questo ruolo addirittura facendo da scorta, accompagnatore, conducente, vetturino, perfino consigliere.

Però, anche se il condottiero non si trova sempre in piedi sulle staffe, sciabola in pugno, a ispirare e scatenare le sue truppe con un grido ferino, è di qui che trovano seguito i suoi significati estesi — anche perché i condottieri italiani del Rinascimento, a partire dal Risorgimento in poi, si fanno spesso leggendari (pensiamo alla vicenda di Ferrucci e Maramaldo): da comandante si eleva, sempre in ambito militare, a comandante di grande fama, e ancora diventa capopopolo, guida di una comunità e oltre.

Sa esaltare, sa trascinare la gente, dall’ambito politico agli affari, e ha una forza spericolata e anticonformista: il suo profilo resta quello di un capitano d’altri tempi, di energia garibaldina, anche quando è un condottiero dell’industria locale, anche quando è un condottiero politico di cui permane un ammirato ricordo, anche quando è una condottiera che segna un rinnovamento nel ramo di un’arte.

Il condottiero segna una via; magari resta in prima linea, per proseguire le metafore militari, ma non è il suo tratto distintivo. C’è molto coraggio, fra le virtù del condottiero, senza che sia un coraggio soldatesco. Osa per tutti e con tutti: il suo è un coraggio radicalmente pubblico. E forse, fra capitani, duci e comandanti è quello che riesce a sublimare meglio la sua matrice militare, ponendosi come alternativa d’impatto alla guida paciosa, all’inflazione del leader, all’autoreferenzialità del capo.

Parola pubblicata il 03 Aprile 2025