Madrigale

Le parole della musica

ma-dri-gà-le

Significato Forma musicale polifonica su testo profano; componimento poetico per musica

Etimologia etimo incerto.

L’origine della parola, variabile nelle prime fonti (madriale, matricale, madregale etc.), è controversa; attualmente si discute se derivi da materialis (opposto a formalis, quindi un poema privo di forma specifica), da matrix (Keanu Reeves non c’entra… piuttosto, intendendo un cantus matricalis, un canto in lingua materna), o altro.

Se in letteratura il madrigale è una forma breve di poesia, con destinazione musicale e configurazione libera dei versi, il termine al quale ci si riferisce comunemente è il madrigale musicale, forma principe della musica profana nel Cinquecento. Può essere considerato il cugino scapestrato del severo mottetto, suo omologo su testo sacro in latino, considerando però che furono scritti anche devoti madrigali spirituali in lingua volgare.

Nel 1530 a Roma fu stampata l’antologia Madrigali de diversi musici: libro primo de la Serena, che segnava l’esordio della parola nel titolo di un’edizione musicale; da allora in poi il madrigale si diffuse rapidamente, passando dalle corti italiane a quelle europee.

I primi autori furono i musicisti franco-fiamminghi stabilizzatisi nel nostro Paese, dove stavano declinando le forme musicali autoctone come la frottola. Quest’ultima aveva una struttura ciclica, con strofe e ritornelli musicali che si ripetevano identici, un po’ come avviene nelle canzoni di De André o di altri, dove si cantano di volta in volta parole diverse sulla stessa melodia.

Il madrigale, invece, adottando una struttura aperta, sviluppò in modo innovativo la coerenza semantica fra testo e musica, che commentava i significati testuali, illustrando perfino le singole parole. Si potevano utilizzare note acute per cantare ‘cielo’, oppure impiegare armonie dissonanti per rappresentare il ‘dolore’, o inserire pause che spezzavano i ‘so-spi-ri’: la fantasia volava.

In questo esempio tratto da Ma di che debbo lamentarmi (Filippo Nicoletti, Madrigali a due voci, 1588) vediamo: ciel = note acute; cader = ampio salto discendente; male = urto dissonante di seconda.

In audio:

Questi procedimenti, detti in epoche seriori madrigalismi, furono già osservati dal tedesco Joachim Burmeister che, ricalcando i termini della retorica classica, elaborò una classificazione delle figure retoriche in musica nel trattato Hypomnematum musicae poeticae del 1599.

Il poeta preferito per queste composizioni fu Petrarca, poi i grandi petrarchisti come Ariosto e, ben presto, manieristi come Tasso e Guarini. In musica, supremi autori di madrigali furono Arcadelt, Rore, Monte, Palestrina, Marenzio e altri mostri sacri, fino a Monteverdi.

Perfino alcuni prìncipi si cimentarono nella composizione di madrigali, e ogni corte cercava di accaparrarsi i migliori madrigalisti ed esecutori; per citarne uno, il duca di Ferrara Alfonso II sfoggiava un acclamato gruppo di belle e bravissime virtuose, il ‘Concerto delle Dame’.

Il madrigale fu naturalmente un ottimo veicolo per omaggi galanti: il madrigale nell’Ottocento prende anche il significato di frase gentile, di complimento o di scherzo fatuo e ameno; e ancora oggi potremmo raccontare che l’amico impacciato cerca di far colpo sulla sua fiamma con dei madrigali, dei madrigali che ci si scambiano con gli ospiti appena arrivati, o di come i partecipanti a una discussione accesa concludano la loro discussione armonizzandosi in madrigali concordi.

Parola pubblicata il 26 Aprile 2020

Le parole della musica - con Antonella Nigro

La vena musicale percorre con forza l'italiano, in un modo non sempre semplice da capire: parole del lessico musicale che pensiamo quotidianamente, o che mostrano una speciale poesia. Una domenica su due, vediamo che cos'è la musica per la lingua nazionale