Materasso

Parole semitiche

ma-te-ràs-so

Significato Grande cuscino su cui adagiarsi per dormire e riposare

Etimologia Dall’arabo maṭraḥ, cioè ‘il posto dove gettare cose’, dal verbo arabo ṭaraḥa che letteralmente significa ‘egli ha gettato, scaricato, buttato’.

Questa parola, che fa parte del nostro vivere quotidiano, è entrata nella lingua italiana grazie ai crociati partiti a guerreggiar a Gerusalemme. Non che prima non esistessero, i materassi, anzi! La storia dei letti e dei giacigli è antica quanto la specie umana e interessantissima, perché ci parla del modo in cui i popoli hanno organizzato la loro vita di tutti i giorni e l’importanza che hanno conferito al sonno e alle altre attività che necessitano del giaciglio.

I primi letti neolitici erano con molta probabilità cumuli di foglie secche ricoperte di pelli e pellicce di animali. Dei giacigli greci ricordiamo il talamo nuziale scolpito in un ulivo vivente da Odisseo, così come la kline, il ‘letto sociale’ su cui si partecipava ai banchetti, da cui il triclinium romano, che però, va detto, era anche etrusco: sarebbe un peccato, infatti, non menzionare a questo proposito il meraviglioso ‘Sarcofago degli sposi’ di Cerveteri.

E in oriente? Beh, se le tribù arabe, conquistatrici di immensi territori con l’espansione principiata nel VII secolo, esportano nel vasto levante una certa severità e semplicità di stile, simbolo delle loro ancestrali abitudini nomadi, ben presto entrano in contatto con la moda persiana e quella bizantina. Ecco allora l’avvento del lusso più raffinato nelle abitazioni gentilizie: tappeti preziosissimi, letti decorati d’oro, d’argento e di pietre rare, sesquipedali cuscini di piume ornati di perle, sete… Proprio quei cuscini, su cui ci si poteva adagiare mollemente, così grandi e spessi da fungere da letto anche senza l’ausilio di una struttura, erano ‘il posto dove gettare’ (maṭraḥ) il corpo lasso che necessitava di riposo.

I crociati partiti per il vicino oriente notarono l’abitudine levantina di dormire in questo modo e assimilarono la parola nel latino tardo materacium o mataratium, diventato poi col tempo matarazzo, materazzo fino all’odierno materasso. Oggi non è più un semplice sacco di piume spessissimo, senza rete o struttura di sostegno, ma uno strumento di benessere e di buona salute che opera la sua magia riposante in sinergia con le doghe della rete e che si è evoluto nei modi più impensati: vi immaginate la faccia di un crociato se gli dicessimo che noi abbiamo materassi ad acqua, in gomma e addirittura in memory foam?

Insomma, appena gli uomini e le donne sono usciti dalle caverne per costruire le loro case, hanno subito cercato di sopraelevare il luogo del riposo rispetto al terreno. Poi, col tempo, la possibilità di avere una struttura in legno o altri materiali che potesse sostenere il sacco di lana o di piume su cui dormire è diventata un vero e proprio status symbol, sinonimo di una certa ricchezza: i poveracci, in poche parole, dormivano per terra sui pagliericci quando andava bene, direttamente sul suolo quando andava male. Ma, come ci hanno insegnato gli arabi e i crociati, se si è davvero stanchi, come nei momenti in cui si rientra dalla battaglia per conquistare o difendere Gerusalemme, un bel cuscino gonfio e abbastanza spesso può esser sufficiente per buttarcisi sopra e farsi una bella dormita.

Parola pubblicata il 03 Luglio 2020

Parole semitiche - con Maria Costanza Boldrini

Parole arabe, parole ebraiche, giunte in italiano dalle vie del commercio, della convivenza e delle tradizioni religiose. Con Maria Costanza Boldrini, dottoressa in lingue, un venerdì su due esploreremo termini di ascendenza mediorientale, originari del ceppo semitico.